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Phobos, il Giappone svela la sonda che tenterà un'impresa mai riuscita
L’agenzia spaziale giapponese JAXA ha presentato nei giorni scorsi i veicoli della missione MMX, progettata per raggiungere Marte, raccogliere materiale dalla luna Phobos e consegnarlo sulla Terra. Nessuna missione è mai riuscita a riportare campioni provenienti dal sistema marziano: la loro analisi potrebbe chiarire come si siano formati i due piccoli satelliti del pianeta rosso.
Il decollo è previsto in autunno dal Centro spaziale di Tanegashima, a bordo del razzo H3. La partenza era stata inizialmente programmata per il 2024, ma i problemi incontrati dal nuovo lanciatore giapponese avevano imposto un rinvio. Le finestre utili per raggiungere Marte si presentano all’incirca ogni 26 mesi, quando la geometria orbitale dei due pianeti consente di contenere tempi di viaggio e consumo di propellente.
Dopo circa un anno di viaggio, la sonda entrerà in orbita attorno a Marte e osserverà Phobos e Deimos, che misurano rispettivamente circa 22 e 12 chilometri di diametro. Le immagini e le misurazioni raccolte serviranno anche a individuare un’area sufficientemente sicura dalla quale prelevare il campione destinato al rientro.
Sulla superficie di Phobos verrà inoltre depositato Idefix, un rover franco-tedesco di circa 25 chilogrammi. Il piccolo veicolo, chiamato come il cane dei fumetti di Asterix, esaminerà direttamente il terreno con diversi strumenti, fornendo informazioni utili sulla sua consistenza e sulle condizioni operative prima delle attività di campionamento.
La questione scientifica centrale riguarda l’origine delle lune marziane. Secondo una delle ipotesi, Phobos e Deimos sarebbero aggregati di detriti espulsi dopo un gigantesco impatto con il giovane Marte. Un’altra possibilità è che siano asteroidi formatisi altrove e successivamente catturati dalla gravità marziana. Le osservazioni remote e le analisi di laboratorio del materiale potranno mettere alla prova queste spiegazioni, senza presupporre quale sia corretta.
I tentativi precedenti mostrano quanto sia complessa l’impresa. La missione russa Phobos-Grunt, lanciata nel 2011 con un obiettivo simile, fallì poco dopo la partenza; anche due sonde sovietiche dirette verso Phobos nel 1988 non completarono i propri programmi. Nel frattempo, il rover Perseverance ha già raccolto campioni sulla superficie di Marte, ma l’architettura necessaria per riportarli sulla Terra è ancora in fase di revisione.
Il Giappone può però contare su un’esperienza concreta nel recupero di materiale da piccoli corpi. Hayabusa consegnò campioni dell’asteroide Itokawa nel 2010, mentre Hayabusa2 riportò sulla Terra frammenti di Ryugu nel 2020. MMX applicherà questa competenza a un ambiente più lontano e complesso: se tutte le fasi riusciranno, i laboratori terrestri riceveranno per la prima volta materiale proveniente direttamente da una luna di Marte.
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