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The Duskbloods: il nuovo esperimento di Miyazaki non è il solito Souls
The Duskbloods sorprende con un soulslike multiplayer strategico e caotico, ma preoccupa per dubbi su supporto, mappe e riciclo di asset.
The Duskbloods è la sorpresa più radicale di FromSoftware, un titolo che ancora una volta - dopo Nightreign - prende le distanze dalle classiche opere single player e sceglie di proporre una sorta di ibrido che dopo le prime partite diventa molto più semplice da identificare, rispetto a quanto preventivato. Nonostante ciò, anche dopo lunghe e impegnative sessioni di gioco, la percentuale di misteri da scoprire rimane ancora piuttosto alta, con la possibilità che la forma finale di gioco possa in realtà mutare non tanto nel suo loop di gameplay ma nella qualità dell'offerta globale che sarà in grado di offrire al giocatore.
Per capire davvero The Duskbloods bisogna innanzitutto dimenticare l'etichetta con cui è stato presentato quel "PvPvE" che solo in piccola parte identifica la natura primigenia di The Duskbloods, titolo che risulta essere la fusione di parecchie idee che mal si adattavano agli altri progetti dello studio nipponico ma che solo adesso emergono per dare forma a un soulslike multiplayer che appare già piuttosto unico.
La sensazione più forte è che FromSoftware non abbia semplicemente trasferito il proprio sistema di combattimento in un titolo dalle aspirazioni multiplayer; al contrario, si avvantaggia di anni di esperienza con Dark Souls, Bloodborne, Sekiro ed Elden Ring per proporre qualcosa di diverso: una competizione atipica tra giocatori nella quale combattimento, esplorazione, obiettivi personali, PvE, alleanze temporanee e tradimento convivono dentro una stessa partita.
La premessa è apparentemente semplice, anche in virtù del fatto che prima di lanciarsi in partite online è possibile affrontare un corposo tutorial che simula le quattro fasi di una partita, spiegando passo passo come comportarsi e cosa si dovrebbe fare per portare in gloria il proprio personaggio. Otto giocatori, chiamati per l'occasione Sanguinatori, entrano in una grande mappa di gioco dalle splendide ispirazioni gotiche che richiamano subito alla mente gli scenari e le architetture di Bloodborne e devono accumulare più punti Virtù possibili.
In che modo è possibile raccogliere questi preziosi punti che si rivelano una discriminante tra l'eliminazione e la miglior forma possibile per affrontare la fase finale? La domanda ha molteplici risposte o, per meglio dire, include al suo interno una breve panoramica su un complesso di azioni utili per la vittoria: bisogna in sostanza completare dei precisi obiettivi come affrontare nemici controllati dalla CPU, raccattare punti come se fossero oggetti sparsi qua e là secondo determinate condizioni ambientali e in zone specifiche e, naturalmente, eliminare gli avversari.
Bisogna specificare però che ogni match non è un semplice tutti contro tutti, per lo meno non immediatamente. Una partita di The Duskbloods è strutturata in quattro fasi ben distinte, durante le quali il numero dei concorrenti si riduce progressivamente fino alla battaglia finale tra tre superstiti. Questo crea una situazione di gioco completamente diversa rispetto a un tradizionale deathmatch, poichè ciò che si fa nei primi minuti non serve soltanto a sopravvivere, ma a costruire le condizioni della fase successiva.
Come già lasciato intendere, uccidere gli altri giocatori non è necessariamente la strategia migliore. si può (e si deve) esplorare, si possono affrontare mostri e boss potenti per avere maggiori punti Virtù (col rischio di perdere molto tempo prezioso invano), si possono "conquistare" determinati punti della mappa, completare obiettivi personali e in alcuni casi conviene persino collaborare temporaneamente con un avversario, per poi vedere decadere ogni alleanza nell'ultima fase.
Proprio Miyazaki ha spiegato che questo era uno degli obiettivi del progetto: non costruire un'esperienza in cui il PvP fosse l'unica attività significativa, ma creare un sistema capace di generar