// TOM'S HARDWARE ITALIA — INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Ormai in azienda gli agenti IA spuntano come funghi, serve un registro per tenerli a freno
Una Fortune 500 media passerà da meno di 15 agenti IA nel 2025 a oltre 150mila entro il 2028, un salto di scala che nessun reparto IT ha mai dovuto gestire prima. Lo sostiene Gartner, che a fine aprile 2026 ha fissato sei passaggi per tenere sotto controllo la crescita. Le stesse indicazioni, rese note a fine aprile, coprono policy di accesso, inventario centralizzato e revisione periodica, e chi ha documentato il fenomeno azienda per azienda descrive una crescita già in corso, non solo annunciata sulla carta.
Il caso più citato è West Monroe, società di consulenza che a maggio 2026 ha aperto ai dipendenti un marketplace interno di agenti IA, pensato per lasciare che ogni team costruisse i propri strumenti senza passare dal reparto sviluppo. In pochi mesi il numero è arrivato a 550 agenti, costruiti da oltre 200 persone senza formazione tecnica specifica. Bret Greenstein, il Chief AI Officer dell'azienda, stima che il 15% del personale costruisca agenti quasi ogni giorno, una quota che sposta la produzione di software fuori dal reparto sviluppo e dentro le mani di chi il problema lo vive ogni giorno.
Il problema è la moltiplicazione degli strumenti senza mappa: nessuno la censisce in tempo. Il CIO di OutSystems, Tiago Azevedo, racconta di casi in cui dieci dipendenti diversi costruiscono dieci strumenti diversi per gestire gli stessi progetti, e il compito del team tecnico diventa scegliere quale versione tenere ed eliminare le altre nove. Gli agenti si accumulano senza criterio più in fretta di quanto qualcuno riesca a censirli, con lo stesso schema già visto ai tempi dello shadow IT dei primi smartphone in ufficio, solo con una velocità di creazione che nessun reparto acquisti aveva mai dovuto reggere prima.
Negli ultimi tre-sei mesi, secondo più aziende citate nella stessa inchiesta, il vincolo principale è diventato il costo dei token, non la disponibilità di modelli o competenze. Greenstein racconta che West Monroe ha iniziato a spiegare ai dipendenti i costi relativi dei diversi modelli, e i comportamenti sono cambiati quasi subito, con una spesa più bassa a parità di lavoro prodotto. È l'inverso della narrazione comune sull'IA a costo quasi nullo: più agenti girano, più il conto dei token buca i budget aziendali senza che nessuno abbia firmato una spesa specifica.
I numeri più grandi in circolazione mostrano che il fenomeno non riguarda solo chi è partito da poco: Microsoft dichiara oltre 500mila agenti interni distribuiti tra i propri dipendenti, e Blackline parla di centinaia di agenti costruiti dal personale, senza fornire una cifra precisa. La differenza di scala tra i casi resta enorme, ma il meccanismo di fondo è identico ovunque: un dipendente trova un builder, risolve un problema locale, e nessuno tiene il conto di quanti altri lo hanno già risolto nello stesso modo. Anche una società con le risorse di Microsoft, con reparti dedicati alla sicurezza e alla conformità, si ritrova a rincorrere la propria crescita interna più che a pianificarla.
Sembra eccessivo parlare di emergenza per un problema di contabilità interna, e in parte lo è: nessuna azienda ha ancora chiuso i bilanci per colpa di un agente ridondante. Il costo però si accumula in silenzio finché qualcuno non lo somma tutto insieme, e a quel punto ha già girato per mesi senza che nessuno lo guardasse.
Il conto dei token arriva comunque: meglio guardarlo prima che dopo.
Le risposte raccolte nella stessa inchiesta si assomigliano tutte: permessi legati al ruolo, ambienti isolati con credenziali limitate, un ticket per ogni nuova identità-agente, log di controllo su ogni azione, certificazione degli strumenti prima che proliferino fuori controllo. Sono ricette sensate, ma vanno lette insieme a chi le pronuncia.
Azevedo guida una piattaforma di sviluppo low-code con governance integrata, e i permessi legati al ruolo sono esattamente la funzione che quella piattaforma vende ai propri clienti. Ivan Burazin, CEO di Daytona, propone il sandboxing con cr