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Depressione, una mappa mostra cosa accade ai nuovi neuroni
Un gruppo guidato da ricercatori della Columbia University ha ricostruito il più ampio atlante finora realizzato dei tipi cellulari presenti nell'ippocampo umano adulto. Lo studio, pubblicato di recente su Nature Medicine, indica che nelle persone con depressione il processo di formazione dei neuroni potrebbe incontrare un ostacolo durante una delle prime fasi di maturazione. La mappa permette di localizzare con maggiore precisione il possibile rallentamento, senza dimostrare che sia la causa della malattia.
Gli autori hanno analizzato tessuto cerebrale raccolto poco dopo la morte di 30 persone: 11 avevano ricevuto una diagnosi di disturbo depressivo maggiore, mentre 19 non presentavano condizioni di salute mentale e costituivano il gruppo di controllo. Attraverso il sequenziamento dell'RNA nei singoli nuclei, il gruppo ha esaminato l'attività genetica di quasi 500.000 cellule provenienti dagli ippocampi dei donatori.
L'attività dei geni è stata utilizzata come indicatore dello stadio di sviluppo di ogni cellula. I ricercatori hanno così ricostruito una probabile traiettoria che parte dalle cellule staminali neurali, attraversa una fase intermedia di progenitori e arriva ai neuroblasti, i precursori destinati a maturare in nuovi neuroni. Si tratta di una sequenza inferita dai profili molecolari, non dell'osservazione diretta del processo in un cervello vivente.
Rispetto ai controlli, i campioni delle persone con disturbo depressivo maggiore contenevano una proporzione superiore di cellule staminali neurali e una quota inferiore di neuroblasti. Questa distribuzione suggerisce un collo di bottiglia nel passaggio tra i due stadi: le cellule iniziali sembrano accumularsi, mentre meno elementi raggiungono la fase successiva. Il processo appariva quindi rallentato o incompleto, anziché completamente assente.
Il lavoro aggiunge inoltre dati al dibattito sulla neurogenesi adulta, cioè sulla capacità del cervello umano di produrre nuovi neuroni anche dopo lo sviluppo. Il quadro si inserisce nelle ricerche sui meccanismi cellulari della patologia, tra cui un'indagine sul deficit energetico neuronale associato alla depressione. I due studi esaminano processi differenti e non costituiscono una spiegazione unitaria della malattia.
Un elemento invita a interpretare i risultati con cautela: nei campioni con depressione non è stata osservata una proporzione inferiore di neuroni immaturi, come ci si potrebbe attendere se la produzione fosse stabilmente bloccata. Inoltre, l'analisi è post mortem, riguarda soltanto 30 donatori e fotografa l'attività genetica in un singolo momento. Non può quindi stabilire se l'alterazione preceda la depressione, ne sia una conseguenza oppure dipenda da altri fattori.
La depressione coinvolge numerose aree cerebrali e non può essere ridotta al solo ippocampo. Gli autori hanno tuttavia individuato diverse vie molecolari che potrebbero diventare bersagli terapeutici. Prima di tradurre la mappa in trattamenti serviranno conferme indipendenti e studi capaci di verificare sperimentalmente il ruolo delle cellule coinvolte. Per ora il risultato descrive dove il percorso della neurogenesi sembra incepparsi, non come riattivarlo nei pazienti.
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