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PlayStation Blackout, lo sciopero che non mi convince: vi spiego perché non funzionerà
Parto con un'importante premessa: protestare per i propri diritti, per i propri ideali e per ciò in cui si crede è sempre giusto. E di base fa bene chi aderisce al PlayStation Blackout per scioperare contro l'addio ai dischi di Sony dal 2028. Tuttavia, come è stato organizzato e le modalità le trovo ben poco convincenti.
Iniziato lo scorso 23 agosto, il PlayStation Blackout consiste nel non accendere la propria PlayStation 5 (e volendo anche PS4), non effettuando dunque nessun tipo di acquisto digitale, non utilizzando il PlayStation Store e il PlayStation Plus, e di conseguenza non effettuando alcuna partita con i dispositivi Sony delle ultime generazioni. Indetto fino al 30 agosto 2026, adesso c'è anche chi rincara la dose suggerendo di protrarre il PlayStation Blackout a tempo indeterminato e senza alcuna scadenza. lo scopo è convincere Sony a tornare sui propri passi e mantenere la distribuzione dei giochi su PlayStation in formato fisico anche dal 2028 in poi, magari pure su PlayStation 6. Tutto questo dopo che la stessa Sony non solo ha ribadito con forza di non avere alcuna intenzione di fare marcia indietro, ma anche sottolineato che i giocatori non possiedono le licenze digitali dei giochi PlayStation, e che quindi potrebbero essere eliminate in qualunque momento a seconda delle circostanze e pure se sono state regolarmente pagate dai consumatori.
Essendo un appassionato collezionista da quasi un ventennio e con una collezione di giochi fisici che si avvicina alle 3200 unità (calcolando chiaramente ogni singolo gioco di ogni singola console passata e presente in mio possesso), ad oggi in vita mia non ho mai speso un singolo centesimo per un gioco digitale completo, tolto magari qualche sporadico DLC: quei pochissimi che ho, li ho ricevuti tramite codici review (ad esempio quando è capitato nel corso degli anni di recensire alcuni giochi qui su Everyeye) e tra l'altro in diversi casi li ho poi ricomprati retail per averli in collezione. Di base quindi sarei assolutamente favorevole a iniziative come il Blackout considerando che il digitale non è (e probabilmente mai sarà) il modo con cui vivo la mia passione per l'universo videoludico. Semplicemente, sono le modalità con cui è stato organizzato tutto che trovo carenti e, soprattutto, dubito fortemente che possano avere effetti sulle decisioni commerciali di Sony.
Anzitutto, lo sciopero è stato organizzato nell'ultima settimana di agosto, ossia in un periodo in cui storicamente si gioca meno a livello globale e soprattutto ci sono poche uscite di grosso calibro: giustamente si sta in ferie o in vacanza, magari si organizzano viaggi vari in giro per il mondo e di conseguenza il tempo da dedicare ai videogiochi è nettamente inferiore. I publisher lo sanno ed è per questo che solitamente il mese di agosto è sempre stato avaro di grosse uscite, eccezioni a parte. Con tutto il massimo rispetto per opere di fine mese come Metal Gear Solid Master Collection Vol. 2 (una raccolta di vecchi classici usciti ormai da decenni), Resonance A Plague Tale Legacy e Star Wars Zero Company, non stiamo parlando di produzioni che possono sconvolgere il mercato e di conseguenza è difficile che protestare non comprando titoli simili possa dare qualche concreto effetto (anzi, si rischia pure di danneggiare gli sviluppatori stessi rendendoli vittime collaterali delle strategie Sony).
Chiaro, il Blackout consiste nel non effettuare alcun tipo di acquisto in generale, ma scioperare in questo periodo fa quasi pensare che gli stessi promotori dell'iniziativa non siano disposti ad andare avanti fino in fondo. Avrebbe avuto molto più senso organizzare la protesta in un periodo notevolmente più coraggioso, che fosse nella settimana di debutto di Marvel's Wolverine (un first-party Sony) o addirittura nei giorni in cui Grand Theft Auto VI diventa realtà. Ma ad essere davvero sinceri, in quanti sarebbero realmente disposti a non accendere la propria console per così tanto tempo? Protestare a tempo ind