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Apple salva Hide My Email, gli alias resteranno difficili da bloccare
Apple ha annullato la modifica che avrebbe reso immediatamente riconoscibili i nuovi alias generati da Hide My Email. Il cambiamento, annunciato in precedenza ma ora abbandonato, avrebbe permesso ai siti di distinguere gli indirizzi mascherati dalle caselle personali e, di conseguenza, di rifiutarli durante la registrazione.
La funzione inclusa in iCloud+ crea indirizzi casuali che inoltrano i messaggi alla casella reale dell’utente. Un sito può così inviare conferme, notifiche o newsletter senza conoscere l’indirizzo principale, riducendo la possibilità di collegare l’attività svolta su servizi differenti alla stessa identità digitale.
Il piano comunicato a giugno prevedeva di assegnare ai nuovi alias il dominio @private.icloud.com al posto del normale @icloud.com. La separazione avrebbe semplificato la gestione tecnica per Apple, ma avrebbe anche fornito alle piattaforme un indicatore inequivocabile: sarebbe bastato controllare il dominio per individuare e respingere automaticamente un indirizzo protetto.
Con il dietrofront, i nuovi indirizzi mascherati continueranno a confondersi con le caselle iCloud ordinarie. Apple ha comunicato la decisione attraverso una nota destinata agli sviluppatori, senza spiegare pubblicamente le ragioni del ripensamento. Ricostruzioni circolate negli ultimi giorni attribuiscono però forti obiezioni al gruppo interno responsabile della funzione.
La distinzione non è soltanto formale. Un indirizzo permanente consente alle aziende di costruire profili più affidabili, incrociare account e recuperare informazioni provenienti da database diversi. Gli alias riducono questo margine di tracciamento tra servizi; renderli riconoscibili attraverso il dominio avrebbe lasciato agli operatori la possibilità di escluderli preventivamente.
Le modifiche al software in abbonamento possono alterare l’esperienza anche senza introdurre nuove funzioni visibili, come mostra il ritorno del limite di cinque ore su ChatGPT Plus. Nel caso di Apple, il nodo riguardava direttamente l’efficacia della protezione promessa agli utenti paganti: un alias identificabile a colpo d’occhio resterebbe tecnicamente funzionante, ma molto più semplice da bloccare.
Il ripensamento segue inoltre la correzione di un precedente bug di privacy che permetteva di visualizzare l’indirizzo reale nascosto dal servizio. Apple avrebbe conosciuto il problema da almeno un anno, intervenendo soltanto dopo che la vulnerabilità aveva ottenuto maggiore attenzione pubblica. La scelta di conservare alias difficili da identificare evita ora di indebolire nuovamente una funzione costruita proprio per separare l’identità dell’utente dai servizi online.
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