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Recensione Ozlo Sleepbuds 2: gli auricolari per dormire migliorano ancora
Il mercato degli auricolari dedicati al sonno è nato e quasi morto con i Bose Sleepbuds, ritirati nel 2020 dopo aver dimostrato che esisteva un pubblico disposto a pagare cifre da cuffie premium per un prodotto che serve soltanto a dormire. Ozlo ha raccolto quell'eredità e l'ha estesa, prima con la generazione iniziale dei suoi Sleepbuds e ora con gli Sleepbuds 2. Cosa cambia rispetto i primi Sleepbuds? Vale la pena acquistare i nuovi auricolari?
Gli Ozlo Sleepbuds 2 fanno una cosa sola e la fanno con precisione: coprire i rumori notturni con un background sonoro continuo, restando abbastanza piccoli da sparire nell'orecchio anche dormendo sul fianco. Ogni auricolare pesa 1,6 grammi ed è alto 11 millimetri, l'autonomia dichiarata arriva a 14 ore per notte e la Smart Charging Case copre 2 o 3 notti prima di dover essere ricaricata. L'app aggiunge Sleep Modes personalizzabili, una libreria di suoni curata e un tracking di pattern del sonno e condizioni ambientali.
Non c'è cancellazione attiva del rumore, quindi il masking lavora coprendo il suono, non eliminandolo. Non si telefona e non si usano di giorno. La configurazione iniziale richiede più pazienza di un normale paio di cuffie Bluetooth. E il prezzo resta il vero muro d'ingresso.
La miniaturizzazione è il cuore del progetto. Ogni auricolare misura 11 millimetri di altezza per 17 di larghezza e pesa 1,6 grammi, valori che collocano gli Sleepbuds 2 tra gli auricolari più piccoli in circolazione. Il guscio è in plastica rigida, la parte a contatto con l'orecchio è in silicone morbido a basso profilo, con quattro paia di gommini di misure diverse in confezione. Non sporgono oltre il padiglione, ed è questo il dettaglio che fa la differenza quando ci si appoggia di lato sul cuscino.
L'isolamento è interamente passivo: i gommini creano una barriera meccanica, e sopra quella barriera lavora il noise masking, cioè la riproduzione di suoni progettati per coprire le frequenze dei rumori più fastidiosi. Ozlo non promette cancellazione attiva e non la implementa, scelta che ha conseguenze precise sui consumi e sull'ingombro, oltre che sul risultato acustico.
La connettività si affida al Bluetooth 5.3 con A2DP e Low Energy Audio, un passo avanti rispetto alla prima generazione anche sul piano della stabilità. Lo smartphone serve per la configurazione e per lo streaming, ma non è indispensabile ogni notte: è possibile impostare un suono interno che parte automaticamente quando gli auricolari vengono estratti dalla custodia, senza telefono acceso né Bluetooth attivo. È una funzione più importante di quanto sembri, perché consente di lasciare il telefono in un'altra stanza e usare gli Sleepbuds come dispositivo autonomo.
Sul fronte energetico, la batteria agli ioni di litio è dichiarata per un massimo di 14 ore di riproduzione continua, contro le 10 ore della generazione precedente. La Smart Charging Case immagazzina energia per 2 o 3 notti e si ricarica via USB-C. La custodia non è solo un contenitore: insieme agli auricolari raccoglie dati sul sonno e sull'ambiente della camera tramite sensori dedicati, alimentando la sezione statistiche dell'app.
Il software è l'altro pilastro. La Ozlo Sleep App, per iOS e Android, gestisce la selezione dei suoni, la costruzione degli Sleep Modes, cioè sequenze che stabiliscono cosa deve accadere durante la notte, e la lettura degli Sleep Patterns con i dati dell'ambiente. La libreria supera i 30 suoni di masking, tra rumore bianco, rumore rosa, paesaggi naturali e ambienti registrati. A questo si aggiunge lo streaming dei propri contenuti: musica, podcast, audiolibri, cioè esattamente ciò che i Bose Sleepbuds II non permettevano di fare, essendo limitati alla memoria interna. L'audio è adattivo e commuta automaticamente sulla modalità di masking quando rileva che l'utente si è addormentato.
Abbiamo indossato gli Sleepbuds 2 per notti intere, alternando posizione supina e fianco, su cuscini di durezza diversa. È qui che il prodotto giustifica l