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Meta voleva sostituire i propri lavoratori con agenti AI, poi Zuckerberg ha fatto retromarcia
Meta ha esplorato a gennaio 2026 un piano interno per ridurre il personale fino al 60% in alcuni team e sostituirlo con agenti capaci di gestire il lavoro quotidiano. Il progetto, chiamato Project OT all'interno dell'azienda, prevedeva anche la vendita degli stessi agenti a clienti esterni, un secondo canale di ricavo partito da giugno. Decine di documenti interni e oltre venti persone vicine all'azienda hanno permesso di ricostruire la vicenda, comprese le tensioni tra obiettivi dichiarati e risultati ottenuti.
Il termine "AI native" descrive un obiettivo tecnico, ma nasce da una decisione di bilancio: si fissa prima quanto personale togliere, poi si verifica se gli agenti reggono il carico. È l'ordine invertito rispetto a quello raccontato nei comunicati aziendali, dove l'efficienza tecnologica precede sempre il taglio, mai lo segue.
Il piano si inserisce in una traiettoria annunciata da mesi. A gennaio 2026 Zuckerberg aveva già anticipato l'arrivo di agenti per l'e-commerce e per la gestione dei processi interni. Project OT ne è la versione più radicale: una ristrutturazione organizzativa interna, camuffata da innovazione tecnica.
Il primo round legato al piano è scattato a maggio 2026. Il secondo, previsto per novembre, è stato cancellato di persona da Mark Zuckerberg, una decisione di vertice presa senza una spiegazione ufficiale univoca. L'inchiesta non è riuscita a stabilire con certezza il motivo esatto della retromarcia, nonostante l'accesso a documenti interni e testimonianze dirette; altre ricostruzioni internazionali confermano che Meta ha abbandonato il piano dopo aver valutato tagli su larga scala.
Meta conferma l'esistenza del piano e dei suoi scenari di taglio, ma nega una decisione già presa sul numero di persone da licenziare. L'azienda respinge anche l'idea che l'AI abbia un ruolo nelle decisioni sulle carriere: "le decisioni le prendono le persone, non l'AI", ha dichiarato un portavoce. La stessa inchiesta descrive però gli agenti mentre modificano sistemi di produzione: il confine tra decisioni tecniche e decisioni sulle persone risulta più sottile di quanto Meta ammetta.
Meta non è nuova ai tagli di massa: gli anni recenti hanno visto ondate ricorrenti di riduzioni giustificate con l'efficienza organizzativa, ben prima che gli agenti AI entrassero nell'argomentazione. Project OT ripropone la stessa logica sotto un vocabolario diverso: la sostituzione diretta di funzioni interne con software autonomo, al posto della semplificazione dei livelli manageriali.
Post aziendali citati nell'inchiesta descrivono gli agenti come autori di "azioni su larga scala e dirompenti che gli umani difficilmente eseguirebbero". Gli incidenti tecnici e di sicurezza sono aumentati del 40% rispetto all'anno precedente, un salto che segnala una perdita di controllo diffusa sui sistemi. I dipendenti hanno impiegato fino al 70% di tempo in più per risolverli.
Chi ha già automatizzato processi critici senza supervisione granulare riconosce lo schema. Un agente ottimizza per l'obiettivo assegnato, non per il contesto che lo circonda, ed esegue azioni ad ampio raggio che un dipendente eviterebbe per prudenza o per conoscenza tacita del sistema. La scala è il problema reale: un errore umano resta locale, un errore di un agente con permessi estesi si propaga a intere infrastrutture.
Un agente con permessi di modifica sui sistemi di produzione può innescare in pochi minuti una sequenza di cambiamenti che un ingegnere avrebbe distribuito su settimane, con i controlli intermedi che nel lavoro umano restano impliciti e nel software vanno costruiti a parte. Meta non ha reso pubblico il dettaglio tecnico dei singoli incidenti. La direzione del dato, un aumento del 40% anno su anno, basta a escludere episodi isolati.
Il pattern richiama gli incidenti dei sistemi di trading algoritmico di inizio millennio, strumenti pensati per accelerare l'esecuzione che hanno amplificato gli errori invece di eliminarli, perché nessuno aveva ridotto a