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Luca Barachini e Patrizia Marziale dispersi nel viaggio dei loro sogni in Nepal
L'amore, lo sport, la musica e soprattutto la scoperta del mondo: sono questi gli ingredienti della vita insieme di Patrizia Marziale e Luca Baracchini, la coppia italo-svizzera, dispersa nella tragedia nepalese. A Lugano, città in cui risiedono, Luca è director consumer & digital presso Deloitte, multinazionale di consulenza e revisione contabile, con un'esperienza pluridecennale nei settori della transizione digitale e dell'e-commerce. Patrizia è una delle atlete di punta nella locale squadra di hockey su prato Hac Lugano: uno sport che per lei ha sempre rappresentato anche una straordinaria rete di amicizie, tra trasferte sportive e vacanze di piacere con le compagne di squadra.
C'è un filo rosso che unisce Patrizia e Luca: la musica. Quella dei concerti è una delle esperienze irrinunciabili.Indimenticabile l'esibizione di Jovanotti del 21 settembre 2019 all'Aeroporto di Linate: "Che ricordo e che concerto pazzesco! Divertimento a mille", scrive Patrizia su Facebook. Un amore, quello per le note, che la lega profondamente anche al figlio Enrico, affermato produttore nel panorama svizzero della musica Techno.
Il grande itinerario a cavallo tra Tibet, Nepal e Himalaya, uno speciale viaggio in 12 tappe snodato tra Lhasa e Kathmandu, rappresenta soltanto l'ultima tappa di una lunga serie di avventure vissute in coppia. Un anno fa nella Repubblica Domenicana, nel 2024 alle Maldive, l'anno prima in Giappone, nel 2022 a New York.
Ma quella di quest'anno sul 'tetto del mondo' è l'esperienza che hanno sognato e preparato più a lungo. L'ultima loro traccia su Facebook risale alle 3.48 del 22 agosto, quattro giorni prima che l'alluvione si abbattesse sul Nepal. Dieci scatti fotografici pubblicati su Facebook davanti al Palazzo del Potala, al Tempio del Jokhang e lungo Barkhor Street, nel cuore di Lhasa. A corredo delle immagini, la frase solare di Patrizia: "Chiedimi se sono felice… Sì".
Oltre a Barachini e Marziale non si hanno ancora notizie di un terzo italiano, Marco Ratto, orafo di Rapallo.