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Le chat con l’AI diventano prove nei processi
Le conversazioni di un adolescente con ChatGPT, utilizzate per comprendere una possibile transazione legale, sono finite negli atti della causa avviata dal ragazzo contro Meta, Snapchat, TikTok e YouTube per la presunta dipendenza dai social. In questi casi le chat sono tutt'altro che private e si possono trasformare in prove giudiziarie accessibili ad avvocati, tribunali e forze dell'ordine.
Una ricognizione degli atti giudiziari ha individuato i registri dei chatbot in almeno dodici casi civili e penali negli ultimi due anni. Le conversazioni sono comparse in procedimenti riguardanti vandalismo, stalking e controversie aziendali, compresa una disputa nella quale erano state cancellate alcune email. Il fenomeno resta numericamente limitato, ma riguarda già ambiti molto diversi.
Anche le richieste rivolte direttamente alle piattaforme stanno aumentando. Nella seconda metà del 2025, OpenAI ha divulgato dati provenienti da oltre 80 account, quattro volte il volume registrato nello stesso periodo dell'anno precedente.
Sam Altman, CEO di OpenAI, ha chiesto che le conversazioni con i sistemi di intelligenza artificiale ricevano protezioni paragonabili a quelle previste per i rapporti con medici o avvocati. Diversi esperti ritengono però improbabile l'estensione automatica del segreto professionale: il chatbot non ricopre quei ruoli e l'utente affida le proprie parole a un servizio digitale gestito da un'azienda.
Il problema nasce anche dall'interfaccia conversazionale, che incoraggia confessioni, domande personali e ricostruzioni dettagliate. La promessa di una chat in incognito per Meta AI riflette l'aspettativa di riservatezza, ma modalità private, politiche di conservazione e protezioni riconosciute dalla legge rimangono elementi distinti.
Per investigatori e legali, i registri possono documentare intenzioni, conoscenze o azioni descritte dall'utente. Una chat, tuttavia, non spiega necessariamente se una frase fosse seria, ipotetica oppure formulata per esplorare uno scenario. Il suo contesto probatorio dipende quindi dalla conversazione completa, dagli altri elementi del fascicolo e dal modo in cui i messaggi sono stati acquisiti.
La crescita di questi casi ridisegna il confine della privacy digitale. I chatbot vengono spesso trattati come interlocutori personali, ma le conversazioni possono essere memorizzate e successivamente consegnate in risposta a un ordine valido. Senza una tutela specifica approvata dal legislatore, ciò che viene confidato a un assistente AI può lasciare la finestra della chat ed entrare direttamente in un'aula di tribunale.
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