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Hubble riapre il mistero su uno degli ammassi più antichi della galassia
Una nuova immagine ottenuta dal telescopio spaziale Hubble, frutto della collaborazione tra NASA ed ESA, mostra in dettaglio l'ammasso globulare conosciuto come Lampadario. La ripresa riporta al centro un problema ancora aperto: le sue stelle non sembrano tutte riconducibili a un unico episodio di formazione, come prevedeva il modello più semplice.
NGC 6723 si trova nella costellazione del Sagittario, a circa 27.000 anni luce dalla Terra. Nell'immagine, decine di migliaia di stelle, forse milioni, appaiono concentrate in uno spazio relativamente compatto e trattenute insieme dalla gravità. L'ammasso è uno dei circa 150 sistemi di questo tipo conosciuti nell'alone della nostra galassia.
Gli ammassi globulari appartengono alle strutture più antiche della galassia e spesso ospitano stelle con oltre 10 miliardi di anni. Per lungo tempo si è ipotizzato che ogni ammasso fosse nato dal rapido collasso di una singola nube di gas. In questo scenario, tutte le stelle dovrebbero avere età e composizioni chimiche molto simili.
La struttura visibile di NGC 6723 appare meno uniforme: numerosi astri azzurri sono concentrati nella regione centrale, mentre quelli arancioni risultano più evidenti verso i margini. La distribuzione è compatibile con la segregazione di massa, un processo nel quale le stelle più massicce tendono a migrare verso il centro e quelle meno massicce verso l'esterno. Il colore, tuttavia, dipende anche da temperatura, massa, composizione e fase evolutiva, quindi non permette da solo di stabilire l'età di una stella.
Le osservazioni realizzate da Hubble nel 2013 e nel 2014 hanno permesso agli astronomi di cercare piccole differenze chimiche e di stimare la distribuzione delle età. Le analisi hanno indicato la presenza di popolazioni stellari multiple: il secondo episodio di formazione sarebbe avvenuto circa 634 milioni di anni dopo il primo. Il risultato suggerisce una storia più articolata di una singola nascita simultanea.
Resta aperta anche la questione dell'origine di questi sistemi. Una delle ipotesi principali prevede che si siano formati dal collasso rapido di enormi nubi di gas nell'universo primordiale. Alcune simulazioni suggeriscono invece che almeno una parte degli ammassi possa rappresentare il nucleo superstite di antiche galassie nane, private delle stelle esterne dall'interazione gravitazionale con galassie più grandi.
Gli ammassi globulari non appartengono soltanto alla Via Lattea. Andromeda ne ospiterebbe circa 460, mentre intorno alla galassia ellittica gigante M87 ne sono stati stimati approssimativamente 15.000. Confrontarne età, composizione e distribuzione offre quindi un modo per ricostruire come galassie molto diverse abbiano assemblato e trasformato le proprie popolazioni stellari.
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