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PlayStation risarcisce gli utenti con 7,85 milioni, ecco perché
Milioni di giocatori PlayStation potrebbero presto ritrovarsi con qualche dollaro in più sul proprio account, senza aver fatto nulla di particolare se non aver acquistato giochi digitali negli ultimi anni. Sony ha infatti raggiunto un accordo preliminare da 7,85 milioni di dollari per chiudere una causa collettiva che accusava l'azienda giapponese di aver manipolato il mercato dei videogiochi digitali, costringendo di fatto gli utenti a pagare prezzi più alti del necessario. La vicenda, nota come Caccuri contro Sony Interactive Entertainment, riporta l'attenzione su un tema che negli ultimi mesi è diventato sempre più caldo: il controllo quasi assoluto che le piattaforme esercitano sui contenuti digitali che vendono.
Al centro della disputa c'è una strategia commerciale precisa: l'eliminazione dei codici digitali venduti tramite rivenditori terzi come Amazon o altri negozi specializzati in chiavi di attivazione. Fino a qualche tempo fa, chi voleva acquistare la versione digitale di un titolo PlayStation poteva scegliere tra diversi canali, spesso trovando prezzi più competitivi rispetto allo store ufficiale. Con la progressiva chiusura di questi canali alternativi, secondo l'accusa, Sony avrebbe costretto i consumatori ad acquistare esclusivamente tramite il PlayStation Store, eliminando la concorrenza sui prezzi e, di conseguenza, alzando i costi per i giocatori.
La questione assume un peso ancora maggiore alla luce dei piani futuri dell'azienda: PlayStation ha già annunciato l'intenzione di abbandonare completamente il mercato dei supporti fisici entro il 2028. Una scelta che renderà il download digitale l'unica via d'accesso ai giochi sulle console Sony, rafforzando ulteriormente la posizione dominante del PlayStation Store nel momento in cui, secondo la causa, questa posizione sarebbe già stata costruita attraverso pratiche anticoncorrenziali.
Sony, va detto, non ha ammesso alcuna responsabilità. L'azienda ha respinto con fermezza le accuse, sostenendo che nessun consumatore sia stato effettivamente danneggiato dalle sue politiche commerciali. Anche il tribunale, per il momento, non si è pronunciato sulla presunta violazione delle leggi antitrust: l'approvazione del risarcimento è infatti solo preliminare e dovrà passare attraverso un'udienza finale fissata per il 15 ottobre. Sarà quella la sede in cui verrà stabilita la cifra definitiva dell'accordo, il meccanismo di distribuzione dei fondi tra i richiedenti e la quota destinata a coprire le spese legali.
Chi può sperare in un rimborso? I requisiti sono piuttosto specifici. Bisogna essere cittadini statunitensi e aver acquistato uno dei titoli inclusi nella lista ufficiale tra il primo aprile 2019 e il 31 dicembre 2023. Per chi rientra in questi parametri, Sony provvederà a versare l'importo direttamente sull'account PSN in un secondo momento, senza bisogno di ulteriori azioni da parte dell'utente.
Le cose si complicano leggermente per chi, nel frattempo, ha disattivato il proprio profilo PSN. In questo caso è necessario richiedere il pagamento in contanti inviando la propria cronologia degli acquisti qualificanti all'indirizzo email info@PSNDigitalGamesSettlement.com. Non è ancora chiaro se sia possibile richiedere il rimborso in denaro anche mantenendo un account attivo, ma nel dubbio chiunque può consultare lo storico dei propri acquisti direttamente dal sito ufficiale di PlayStation, utile per verificare l'eleggibilità prima di procedere.
Come accade spesso in questo tipo di procedimenti legali collettivi, l'importo effettivo che ogni singolo utente riceverà resterà un'incognita fino al momento della distribuzione dei fondi. Potrebbe trattarsi di pochi dollari, così come di una cifra più consistente: tutto dipenderà dal numero complessivo di richiedenti e dalle decisioni prese durante l'udienza di ottobre.
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio che riguarda il rapporto tra Sony e i suoi utenti sul fronte digitale. In una causa separata, l'azienda ha i