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Zhanjian 700, l'off-road ibrido basato sull'AI: sa anche galleggiare
Geely sfida il mercato off-road con la Zhanjian 700: un concentrato di intelligenza artificiale, sicurezza IPX8 e prestazioni estreme.
L’era dell’off-road duro e puro incontra l’algoritmo. Uno dei costruttori pionieri in questo ambito è sicuramente Geely Auto, che ha svelato la sua nuova piattaforma tecnologica ad altissimo tasso di elettrificazione e intelligenza artificiale.
Un pacchetto ingegneristico futuristico (mi riporta alla mente il film Monolith di Ivan Silvestrini) che fa il suo debutto assoluto sulla Geely Zhanjian 700, conosciuta sui mercati internazionali anche come Galaxy Cruiser 700. L’architettura? Poggia su tre pilastri fondamentali: il telaio strutturale GTA (Geely Terrain Architecture), il sistema di trazione ibrido Thor EM-T e una gestione digitale attiva di assetto e dinamica di guida. Andiamo a vederli nel dettaglio.
Partiamo dalla base. Dimenticate i classici fuoristrada a telaio separato. Per la Zhanjian 700, gli ingegneri Geely hanno sviluppato l’architettura GTA, una soluzione ibrida che fonde la scocca portante con un telaio integrato a gabbia (composto da 6 elementi orizzontali, 7 verticali e 8 anelli di rinforzo). Questo schema permette di risparmiare ben 100 kg rispetto alle architetture tradizionali, portando al contempo la rigidità torsionale oltre la soglia dei 40.000 Nm/grado.
Questa impostazione libera spazio prezioso nell’abitacolo. Praticamente senza l’ingombro dei classici elementi del telaio, il pavimento è totalmente piatto e i longheroni sottoporta non creano scalini all’ingresso. Il risultato è un abitacolo che sfrutta ben l’80,3% della superficie calpestabile a disposizione di passeggeri e bagagli.
A spingere il veicolo ci pensa il sistema ibrido a tre motori elettrici Geely EM-T, abbinato a trazione integrale e a un propulsore termico 2.0 turbo sviluppato appositamente per le sollecitazioni in fuoristrada.
L’anima meccanica si spinge fino a quota 1.113 CV (830 kW complessivi), erogati da un sistema a quattro ruote motrici che affianca a un 2.0 turbo benzina nativo per l’off-road ben tre propulsori elettrici: una trasmissione DHT a tre marce lavora insieme all’unità P3 sull’asse anteriore, mentre una coppia di motori P4 gestisce le ruote posteriori.
Sui passaggi tecnici più critici entra in azione la tripla trappola di bloccaggio al retrotreno. Da un lato, due blocchi elettronici “soft" variano la ripartizione della coppia in frazioni di millisecondo; dall’altro, un blocco meccanico “hard" garantisce la presa totale chiudendosi in appena 200 millisecondi.
E per evitare che lo sforzo continuo mandi in crisi la meccanica durante le arrampicate prolungate, l’intera scatola del gruppo elettrico è stata fusione-sagomata in lega di magnesio e dotata di un circuito di raffreddamento attivo a doppio stadio.
L’intelligenza del veicolo risiede nel telaio digitale coordinato dalla centralina GVMC 3.0 e dall’architettura elettronica EEA 4.0. Questo “cervello" gestisce le sospensioni idrauliche attive, capaci di scansionare il fondo stradale fino a 30 metri di distanza per calibrare l’assorbimento prima ancora che le ruote impattino con l’ostacolo. Oltre alle consuete modalità di guida per i vari fondi, il sistema garantisce un raggio di sterzata estremamente contenuto per le dimensioni dell’auto, fermando il diametro di svolta a soli 3,36 metri.