// MACITYNET — MOBILE & WEB
BASF contro Apple, la causa che può diventare un problema per Face ID
Questo sito contiene link di affiliazione per cui può essere compensato
Una nuova causa sui brevetti rischia di trasformarsi in un problema serio per Apple e, nel peggiore dei casi, di costringerla a modificare alcune funzioni di Face ID su iPhone e iPad. BASF ha infatti citato in giudizio l’azienda di Cupertino, accusandola di violare sette brevetti relativi a tecnologie capaci di distinguere un volto reale da fotografie, maschere e altre riproduzioni utilizzate per ingannare i sistemi di riconoscimento facciale.
A presentare la denuncia è trinamiX, filiale di BASF specializzata in soluzioni biometriche e di spettroscopia mobile. L’azienda sostiene di avere trascorso l’ultimo decennio a sviluppare una tecnologia in grado di colmare una falla di sicurezza che rende i sistemi convenzionali di riconoscimento facciale vulnerabili allo spoofing, cioè al tentativo di aggirare l’autenticazione utilizzando fotografie, maschere stampate in 3D o repliche del volto in silicone.
Secondo la denuncia, Apple non utilizzava la tecnologia brevettata da trinamiX quando, nel 2017, ha introdotto Face ID con iPhone X. Successivamente avrebbe però aggiunto un meccanismo di rilevamento della pelle e dei materiali che, secondo BASF, ricadrebbe nell’ambito dei brevetti contestati.
La tecnologia sarebbe utilizzata in diversi modelli delle famiglie iPhone 15, iPhone 16 e iPhone 17, oltre che su iPad Pro e altri dispositivi Apple.
«Apple era a conoscenza, o avrebbe dovuto esserlo, dell’elevata probabilità che l’aggiornamento dei suoi iPhone e iPad per integrare il Face ID basato sul rilevamento dei materiali e della pelle» violasse sette brevetti di trinamiX, comportando «danni sostanziali e un pregiudizio irreparabile», si legge nella denuncia.
Il riferimento al «pregiudizio irreparabile» è uno degli aspetti più delicati della causa. BASF punta infatti a dimostrare che la presunta violazione non potrebbe essere compensata soltanto con un risarcimento economico. Se questa tesi venisse accolta, trinamiX potrebbe chiedere provvedimenti più incisivi nei confronti di Apple.
TrinamiX, del resto, non è nuova a sistemi di questo tipo. Già nel 2023 aveva mostrato al Mobile World Congress una tecnologia di riconoscimento facciale sotto lo schermo dotata di un sistema di controllo della vitalità capace di distinguere la pelle umana da materiali artificiali come il silicone.
Durante la dimostrazione, una maschera tridimensionale modellata sul volto dell’utente non era riuscita a ingannare il sistema. La tecnologia combinava riconoscimento facciale e analisi dei materiali proprio per verificare che davanti al sensore ci fosse realmente una persona e non una riproduzione del suo volto.
È precisamente questa capacità di riconoscere la natura del materiale davanti al sensore che oggi è al centro della causa contro Apple.