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Exodus provato in anteprima: il futuro dei giochi di ruolo oltre i confini del tempo
Se siete cresciuti a pane e giochi di ruolo occidentali, c'è un nome che inevitabilmente vi farà provare un brivido lungo la schiena: BioWare. Per decenni, lo studio canadese ha dettato legge nel plasmare narrazioni corali, stringere legami tra personaggi e farci sentire il peso delle nostre scelte. Personalmente, ho macinato ore su ore all'interno di ogni loro singolo universo, vivendone l'ascesa e la successiva parabola discendente con Dragon Age: The Veilguard. Ciononostante, l'industria videoludica è un ecosistema che non ammette vuoti, e quando i talenti storici abbandonano la nave madre, molto di rado smettono di navigare. È esattamente ciò che è successo con la fondazione di Archetype Entertainment, etichetta nata sotto l'ombrello di Wizards of the Coast, che ha raccolto figure chiave del calibro di James Ohlen (lead designer di classici come Baldur's Gate e Knights of the Old Republic) e Drew Karpyshyn (la penna dietro al primo indimenticabile Mass Effect). Il frutto del loro lavoro, in gestazione ormai dal 2019, è finalmente pronto a uscire dall'ombra: Exodus.
Fissato per il 7 aprile 2027 su PC e console di attuale generazione, il titolo si presenta come un GdR action in terza persona per giocatore singolo che punta dritto al cuore di chi, come me, nutre una passione viscerale per le avventure sci-fi ben scritte. Abbandonata a se stessa in un futuro lontanissimo, un'umanità sfollata da una Terra ormai al collasso si è rifugiata nell'ammasso stellare di Omega Centauri; eppure, trovarsi in fondo alla catena alimentare galattica ha un prezzo altissimo. Nei panni di Jun Aslan, un Viaggiatore, il nostro compito sarà quello di recuperare tecnologie aliene da antiche rovine per contrastare i Celestiali, le letali fazioni post-umane che ora dominano la galassia. Ma il vero, insormontabile nemico non imbraccia armi al plasma: è il tempo. A causa della dilatazione temporale dettata dai viaggi a velocità ultra-relativistica, ciò che per noi dura manciate di giorni si tramuterà in decenni per chi abbiamo lasciato a casa, costringendoci ad affrontare le devastanti e imprevedibili conseguenze a lungo termine delle nostre scelte.
Sulla carta, l'impalcatura narrativa tocca tutte le corde giuste, promettendo quel connubio di epica interstellare, dilemmi morali e dramma intimo che manca da troppo tempo sui nostri schermi. Ma le buone idee, proprio come l'hype, vanno testate sul campo, pad alla mano. L'opportunità di sondare il terreno non si è fatta attendere: durante la recente Gamescom – dove il team ha sfoggiato un nuovo trailer presentando, tra le altre cose, un polpo senziente al comando di un mech da combattimento – ho avuto l'occasione di infilarmi la tuta spaziale per un primo hands-on. E c'è abbastanza da discutere.
Quando hai nel team figure del calibro di Drew Karpyshyn, l'uomo che ha plasmato con le sue mani l'universo narrativo di Mass Effect e Knights of the Old Republic, le aspettative sul comparto testuale di un videogioco di ruolo fantascientifico non possono che essere titaniche. Eppure, con Exodus, la sensazione è che Archetype Entertainment abbia voluto prendere la rassicurante e classica formula del "viaggio dell'eroe" per gettarla senza complimenti in un brutale tritacarne relativistico. Nei panni di Jun Aslan (il cui genere e aspetto sono completamente a discrezione del giocatore), il nostro compito non si limita a vestire la corazza dell'ennesimo salvatore galattico: siamo dei Viaggiatori, esploratori d'élite costretti a spingersi nei meandri più letali del cosmo per razziare i Remnant. Queste avanzatissime reliquie, forgiate dai Celestiali – inquietanti evoluzioni genetiche di ciò che un tempo era l'umanità – rappresentano l'unica, disperata speranza per garantire la sopravvivenza della nostra colonia.
Fin qui, sembrerebbe l'incipit della più canonica delle space opera, tuttavia è l'introduzione della dilatazione temporale a stravolgere del tutto le regole del gioco, elevando il concetto di "scelta ramifica