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La fiamma allontana i batteri? Il becco Bunsen messo alla prova
Un gruppo di ricercatori ha messo alla prova la capacità del becco Bunsen di proteggere i campioni dai batteri presenti nell’aria del laboratorio. In diversi esperimenti, le piastre esposte vicino a un bruciatore acceso hanno mostrato livelli di contaminazione uguali o superiori a quelli osservati vicino a un bruciatore spento. Il risultato mette in discussione l’efficacia di una pratica radicata nei laboratori di microbiologia.
La questione riguarda la presunta protezione dello spazio di lavoro attorno alla fiamma. Il Bunsen viene infatti utilizzato anche con l’intento di tenere lontane dai campioni le particelle che trasportano batteri. In questa funzione, però, la presenza di una fiamma non garantisce da sola che una piastra lasciata aperta nelle vicinanze riceva meno microrganismi dall’ambiente circostante.
Per verificare questo effetto, i ricercatori hanno introdotto nell’aria sopra i banchi di laboratorio il batterio Gordonia rubripertincta. Hanno quindi aperto due piastre di Petri: una vicino a un becco Bunsen acceso e l’altra accanto a uno spento. Il confronto permetteva di valutare la contaminazione nelle due condizioni, anziché presumere che l’accensione del bruciatore producesse uno spazio protetto.
La prova ha coinvolto bruciatori di dimensioni diverse. In diversi test, i livelli batterici nelle piastre accanto alla fiamma erano altrettanto elevati, o più elevati, rispetto a quelli delle piastre vicine al bruciatore spento. Nelle condizioni descritte, dunque, la fiamma non ha fornito una riduzione affidabile della contaminazione. Alcuni risultati suggeriscono persino un possibile peggioramento, senza dimostrare che questo avvenga in ogni situazione.
È una distinzione essenziale per interpretare l’esperimento: osservare una contaminazione batterica uguale o maggiore vicino al Bunsen non significa che qualsiasi impiego dello strumento sia inefficace. Il confronto riguarda l’esposizione delle piastre all’aria circostante; non verifica, per esempio, l’effetto del contatto diretto di uno strumento con la fiamma. Sono impieghi differenti, che richiedono verifiche differenti.
Anche la portata del risultato va mantenuta entro i confini del test. La ricerca descritta utilizza una singola specie batterica introdotta nell’aria sopra un banco. Questo esperimento non basta, da solo, a stabilire che cosa accada con tutti i microrganismi o in qualsiasi configurazione di laboratorio. Allo stesso modo, i risultati riportati non consentono di attribuire l’eventuale aumento della contaminazione a uno specifico meccanismo.
Per il lavoro in laboratorio, il punto concreto è la differenza tra una consuetudine e una protezione verificata sperimentalmente. Nei confronti descritti, accendere il Bunsen non ha assicurato piastre meno contaminate. La ricerca invita quindi a riesaminare l’aspettativa che la sola vicinanza alla fiamma basti a proteggere un campione aperto dai batteri presenti nell’aria.
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