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Le piccole imprese italiane vogliono l'AI, ma restano senza le competenze per usarla
Quasi una piccola impresa italiana su sette usa già l'intelligenza artificiale nella propria attività, e più di sei su dieci hanno messo in programma investimenti digitali strutturati per i prossimi anni. Lo dice il rapporto "Match Point 2026, la partita del futuro", presentato l'8 settembre 2026 dall'Ufficio Studi di Confartigianato insieme agli Osservatori di rete: il 14,8% delle piccole imprese ha già adottato l'AI, il 61,7% ha pianificato investimenti digitali.
Il collo di bottiglia non è la tecnologia ma le persone: il 58,6% delle imprese indica la carenza di competenze come l'ostacolo principale all'adozione. Enrico Quintavalle, direttore dell'Ufficio Studi di Confartigianato, lega il dato a una trasformazione più larga che intreccia digitalizzazione, crisi geopolitiche, transizione energetica e difficoltà manifatturiera. Carlotta Andracco, dell'Ufficio Studi di Confartigianato Vicenza, aggiunge che la carenza riguarda l'intera catena di fornitura, non solo l'azienda singola che vorrebbe investire.
Confartigianato inquadra questo passaggio come l'ultimo di una serie: il rapporto ricorda che l'artigianato italiano ha già attraversato altre transizioni tecnologiche importanti, e la definisce una capacità di adattamento già dimostrata in passato. Il problema, questa volta, è il tempo: mentre il 61,7% delle imprese pianifica investimenti, resta scoperta la parte più lenta da costruire, cioè le persone capaci di guidare quella tecnologia dentro i processi di lavoro quotidiani. È la differenza fra comprare uno strumento e saperlo usare bene.
Un rapporto precedente di Confartigianato e OpenAI, con una metodologia diversa, aveva già misurato un divario simile fra l'adozione italiana e quella media europea: numeri diversi da quelli di Match Point 2026, stessa direzione. Le competenze che contano oggi, secondo chi segue il fenomeno da vicino, riguardano meno lo strumento e più la capacità di integrarlo in un processo esistente: un problema che pesa quanto la scelta del modello, anche nei progetti più strutturati.
Qualcosa si sta muovendo anche sul fronte pubblico: le Camere di Commercio hanno appena avviato i primi test di un canale di formazione AI pensato apposta per le piccole imprese. La domanda però cresce più rapidamente delle risposte disponibili: il 58,6% che oggi indica le competenze come ostacolo descrive aziende già decise a investire, in cerca di chi sappia guidarle. Quintavalle e Andracco descrivono lo stesso collo di bottiglia da due prospettive diverse, quella strategica e quella di filiera, ed è già un segnale di quanto il problema sia diffuso lungo tutta la catena.
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