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Scoperto un cormorano estinto: forse volava meglio di quelli di oggi
Un gruppo di ricercatori del Senckenberg e dell’Università di Tubinga ha descritto un nuovo cormorano estinto, Bavaricarbo brevirostris, dai sedimenti fluviali della Baviera risalenti a 11,6 milioni di anni fa: la sua anatomia suggerisce capacità di volo superiori a quelle dei cormorani attuali, associate a immersioni in acque meno profonde.
Lo studio, pubblicato sullo Swiss Journal of Palaeontology, è firmato da Gerald Mayr, Thomas Lechner e Madelaine Böhme. I reperti provengono dalla cava di argilla di Hammerschmiede, vicino a Pforzen. Qui le ossa degli uccelli sono rare: rappresentano appena un ritrovamento osseo su quaranta.
Bavaricarbo brevirostris, il cui nome richiama un cormorano bavarese dal becco corto, è il rappresentante più recente conosciuto del gruppo staminale estinto dei cormorani, una linea evolutiva esterna al gruppo delle specie viventi. La scoperta documenta quindi la persistenza di un’anatomia diversa da quella dei suoi parenti moderni.
Il confronto riguarda soprattutto l’omero, nell’ala, e il tarsometatarso, nella parte inferiore della zampa. Secondo Mayr, la loro conformazione suggerisce un animale più abile nel volo, ma probabilmente adatto a immergersi soltanto in acque basse, come quelle del fiume locale. È un’interpretazione delle ossa fossili, non una misurazione diretta delle prestazioni.
Nel sito è presente anche un secondo cormorano, ancora senza nome, di dimensioni paragonabili al marangone minore, Microcarbo pygmaeus. Un solo omero documenta invece una strolaga. Insieme ai frequenti resti dell’aninga Anhinga pannonica, questi reperti indicano, secondo i ricercatori, una comunità fluviale dominata da uccelli tuffatori che si nutrivano di pesci.
La ricerca descrive inoltre Mioaetus pforzenensis, un nuovo rapace il cui nome rende omaggio a Pforzen. Il tarsometatarso suggerisce un’apertura alare superiore a un metro e una possibile abitudine a catturare pesci con gli artigli. Un piccolo rondone, identificato come Apus cf. gaillardi attraverso un omero di 9,9 millimetri, porta a 161 le specie di vertebrati riconosciute nel giacimento.
Le reti alimentari comprendevano anche tre specie di lontre e due di foche, già identificate da studi precedenti. Böhme propone che uccelli e lontre trasferissero azoto e fosforo dal fiume alla terra attraverso gli escrementi. Il gruppo TERRA sta studiando il possibile contributo di questa fertilizzazione alla biodiversità dell’ecosistema.
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