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Recensione DWARF 3: il telescopio smart che sembra un rover marziano e fotografa lo spazio in 4K
Chi ha letto la nostra recensione del DWARF mini conosce già la filosofia di DWARFLAB. Per tutti gli altri, il brand in questione realizza telescopi smart che si controllano da smartphone, individuano da soli i bersagli nel cielo e li fotografano in automatico, senza richiedere anni di esperienza in astrofotografia.
Il DWARF 3, uscito prima del mini e tuttora presente in gamma, resta il modello più ambizioso e completo del catalogo, pensato per chi vuole spingersi oltre quello che offre la versione compatta ed economica. L'hardware è più performante, e il design si allontana parecchio da quello a cui il mini ci aveva abituati. Lo abbiamo messo alla prova su diversi soggetti del cielo profondo, in condizioni e con tempi di integrazione molto variabili, per capire davvero cosa offre rispetto al resto della gamma.
Aprendo la confezione del DWARF 3 si trova tutto quello che serve per iniziare: il telescopio, una borsa a tracolla molto comoda per il trasporto, il filtro solare magnetico, la relativa borsa protettiva, un cavo Type-C e un panno per la pulizia delle lenti. La borsa da trasporto merita una menzione a parte: ha spazio sufficiente non solo per il telescopio, ma anche per accessori aggiuntivi come un cavalletto compatto, o perfino per il DWARF mini, nel caso in cui si possiedano entrambi i modelli.
Un dettaglio da tenere presente è che, a differenza di altri telescopi smart, il treppiede non è incluso in confezione. Considerato il peso del DWARF 3, dotarsi di un cavalletto adeguato diventa quasi obbligatorio, soprattutto per chi vuole sfruttare la modalità Equatoriale, di cui parleremo più avanti.
Il DWARF 3 ha un design che si allontana parecchio da quello di un telescopio tradizionale, e anche da quello del DWARF mini.
Guardandolo da vicino, con il corpo argentato allungato e i due obiettivi affiancati racchiusi in quella sagoma cilindrica, viene naturale pensare ai rover per l'esplorazione di Marte: non è un paragone forzato, la somiglianza con mezzi come Opportunity o Spirit è piuttosto evidente, soprattutto guardando la parte superiore dello strumento.
Guardandolo frontalmente, sul fianco destro si trova il pulsante di accensione, circondato da un anello LED circolare che cambia colore o stile di illuminazione in base allo stato del dispositivo, un modo immediato per capire a colpo d'occhio se il telescopio è pronto o ancora in fase di avvio. Poco sotto, una fila di piccoli indicatori luminosi segnala il livello della batteria residua, visibile anche da una certa distanza grazie alla luminosità dei LED.
La costruzione trasmette solidità e cura: le parti semoventi si muovono con la stessa fluidità già apprezzata sull'altro modello DWARFLAB, anche se la base di rotazione, più piccola rispetto a quella di altri modelli, risulta leggermente meno comoda quando mossa manualmente.
Non è un problema pratico, perché nell'uso normale è il telescopio stesso a muoversi in automatico una volta posizionato su un cavalletto, e per questo non serve necessariamente spendere cifre folli: un cavalletto con testa fluida da 50-60 euro è già sufficiente per un uso base.
Un piccolo appunto riguarda la posizione della porta USB-C, collocata sulla base rotante: per centrare correttamente il cavo bisogna ruotare la base nella posizione giusta, un dettaglio scomodo ma non particolarmente grave. Per il resto, il DWARF 3 si presenta come un prodotto di alta qualità, curato nei materiali e nella finitura, con quel tocco di fascino che lo rende immediatamente riconoscibile rispetto alla concorrenza.