// TOM'S HARDWARE ITALIA — SPAZIO & SCIENZA
Un dispositivo tascabile salva 5 persone nel mezzo del mare, come è successo?
La NASA ha pubblicato il racconto di un salvataggio in cui un piccolo localizzatore satellitare ha permesso di soccorrere cinque naufraghi senza copertura cellulare. L'incidente risale al 2024, al largo del Mississippi. Il dispositivo ha inviato un SOS attraverso una rete sviluppata anche dall'agenzia spaziale, facendo arrivare l'allarme ai soccorritori.
La squadra partecipava a una gara di pesca a circa 64 chilometri dalla costa quando la barca è affondata in appena 30 secondi. Easton Barrett aveva l'unico telefono del gruppo, ma nessun segnale: ha registrato un messaggio di addio, pensando di affidarlo al cellulare dentro un contenitore galleggiante. Un compagno ha invece attivato il localizzatore personale imbarcato all'ultimo momento.
Il dispositivo, chiamato PLB, dall'inglese Personal Locator Beacon, trasmette un segnale di emergenza con la propria posizione. A raccoglierlo sono gli apparati del sistema SARSAT, Search and Rescue Satellite-Aided Tracking, ospitati su più satelliti in orbita terrestre. Il messaggio viene inoltrato alla stazione di terra disponibile più vicina; un centro di controllo avvisa poi i centri di coordinamento, che mobilitano le squadre. Per i cinque pescatori è intervenuta un'imbarcazione della Guardia Costiera dalla Florida.
La conseguenza concreta è poter comunicare dove intervenire anche in mare aperto, fuori dalla portata delle antenne cellulari. Il localizzatore citato dalla NASA è un ResQLink registrato, prodotto da ACR Electronics, azienda di Fort Lauderdale: il sistema prevede anche l'avviso al contatto di emergenza del proprietario. Tutti i beacon devono rispettare requisiti comuni, così da funzionare con l'infrastruttura di soccorso. Per chi segue la tecnologia, il ruolo degli standard nelle reti essenziali richiama anche la transizione degli USA verso la crittografia post-quantum, su un diverso fronte della sicurezza delle comunicazioni.
Le tecnologie satellitari e terrestri alla base del sistema sono state sviluppate originariamente al Goddard Space Flight Center, a Greenbelt, nel Maryland. SARSAT ha iniziato le operazioni nel 1982 ed è diventato una collaborazione internazionale nel 1985. Il percorso racconta un trasferimento tecnologico molto concreto: dalla ricerca dell'agenzia spaziale a un apparato portatile utilizzabile in un'emergenza.
Nel bilancio pubblicato dall'agenzia, il programma comprende 62 satelliti e 45 nazioni che contribuiscono ai servizi, dalla gestione delle stazioni terrestri alla disponibilità delle squadre di recupero. Le vite salvate superano quota 63.000. Il dato riguarda l'intero sistema nel corso della sua attività, che sostiene interventi sia sulla terraferma sia in mare.
I dispositivi descritti sono robusti e galleggianti, con una vita utile della batteria prima della sostituzione indicata tra cinque e dieci anni. Il limite operativo resta l'arrivo dei soccorsi: inviare la posizione avvia la risposta, ma il recupero dipende dai mezzi disponibili e dalle condizioni sul posto.
Aggiungi Tom's Hardware alle tue fonti preferite su Google