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Google Gemini diventa (finalmente) un vero assistente per gli utenti Workspace
Google ha aggiunto cinque nuove funzioni che permettono a Gemini di lavorare fra applicazioni diverse dentro Workspace: una conversazione in Chat può diventare una presentazione in Slides, una cartella in Drive un foglio di calcolo, un documento in Docs un'email pronta da inviare, un thread di Gmail un brief strutturato. Un quinto passaggio trasforma una proposta scritta in Docs in una serie di slide con il layout aziendale già applicato. Google descrive il cambiamento come un salto da assistente per singola app a orchestratore che si muove da solo fra i servizi.
Il rollout è iniziato in modo graduale il 2 settembre ed è per ora disponibile solo in inglese, senza una data dichiarata per l'italiano. Google non fornisce cifre su tempo risparmiato o adozione: la promessa resta qualitativa, "meno cambi di finestra, più flusso".
"Cinque funzioni" è l'etichetta del comunicato, non l'unico modo in cui Google descrive il cambiamento. Il post tecnico pubblicato in parallelo raggruppa le stesse capacità per categorie più ampie, e ne aggiunge due assenti fra gli esempi del comunicato: la programmazione delle riunioni e la creazione di liste di attività. Chi valuta l'adozione dentro un'azienda dovrebbe leggere quella pagina tecnica, non solo il comunicato scritto per la stampa.
Google porta avanti da mesi la stessa direzione su più fronti. Ha presentato agenti aziendali dentro Workspace già in aprile, ha esteso l'esecuzione degli agenti Gemini al proprio cloud a luglio, e sta costruendo un desktop agent per Gemini Enterprise che si propone come alternativa diretta a strumenti come Claude Cowork. L'italiano, nel frattempo, resta un passo indietro: la versione localizzata di Gemini per Workspace è arrivata solo di recente, e queste cinque nuove funzioni al lancio non la includono.
La spinta verso l'esecuzione lato cloud, non solo verso più funzioni, è il filo che lega questi annunci. Più un agente lavora sui server di Google invece che sul dispositivo dell'utente, più diventa comodo da usare e più diventa difficile spostarlo su un altro fornitore in seguito.
Per un reparto IT che valuta il rollout, la domanda operativa resta pratica: quali processi ripetitivi far testare per primi, con quali permessi concessi a Gemini sui dati aziendali, e con quale risparmio di tempo verificato sul campo invece che promesso nell'annuncio. Google lascia quella verifica a chi adotta lo strumento, non la fa lei stessa nel comunicato: sul lato consumer, dove Gemini ha già iniziato a misurarsi con l'uso reale invece che con la demo, il distacco fra promessa e prestazione effettiva si è già visto.
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