// PUNTO INFORMATICO — INTELLIGENZA ARTIFICIALE
No Big Deal: l’AI ci ucciderà tutti… di noia
Senza infamia e senza lode, No Big Deal vuole essere l’ennesima serie TV ambientata nel mondo delle startup e caratterizzata dai toni tipici della sitcom. Nulla di inedito. La sceneggiatura è opera di Andrew Dickinson, uno che l’investitore lo ha fatto di mestiere e che, non essendo riuscito a coinvolgere nel progetto una casa di produzione né attori in carne e ossa, ha deciso di realizzarla comunque. In che modo? Ovviamente, affidandosi all’intelligenza artificiale.
Qui sotto c’è il primo episodio da vedere integralmente in streaming su YouTube. Poco più di venti minuti in cui si avvicendano situazioni tra il comico e il grottesco, con lo stralunato protagonista principale che sembra il clone AI dello Hugh Grant di Notting Hill.
Al di là della trama, che può piacere o meno, l’impressione è quella di trovarsi esattamente di fronte a ciò che è: una successione piuttosto noiosa e a tratti prevedibile di clip generate da prompt, animate da personaggi poco espressivi, con una pelle tirata un po’ troppo a lucido (il solito effetto cera) e dai movimenti spesso poco realistici. La tecnologia impiegata è quella di ModeLabs. Così recita la descrizione.
Ogni personaggio, ogni ambientazione e ogni scena sono generati fotogramma per fotogramma.
Proprio in questo momento, il mondo sembra essersi destato da uno stato di torpore, rendendosi improvvisamente conto dei rischi connessi all’AI, al suo sviluppo incontrollato. C’è chi sostiene che l’intelligenza artificiale arriverà a ucciderci tutti entro pochi anni e chi invece invita a mantenere la calma minimizzando l’allarme, chiedendo anzi di accelerare per non cedere il passo alla concorrenza. Se i modelli e gli algoritmi che proveranno a sterminare il genere umano sono gli stessi che hanno provato a rendere No Big Deal un buon prodotto di intrattenimento, possiamo stare tranquilli.