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Leggere i papiri senza srotolarli? Il piombo potrebbe fare la differenza
Un gruppo interdisciplinare guidato dall’inventore Douglas Seiler ha ricostruito e carbonizzato rotoli di papiro per verificare se il piombo nell’inchiostro possa rendere leggibili le lettere attraverso scansioni a raggi X. Il lavoro, pubblicato su PLOS ONE, ha recuperato il testo dai campioni sperimentali senza aprirli fisicamente e propone un criterio per individuare i reperti antichi più promettenti da esaminare.
L’obiettivo sono i papiri di Ercolano, carbonizzati dai gas vulcanici durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e riportati alla luce nel Settecento. La collezione comprende più di 600 rotoli ancora avvolti, tanto fragili da rischiare di sbriciolarsi al contatto. I frammenti aperti in passato hanno permesso di riconoscere opere filosofiche greche, comprese pagine di Epicuro e Filodemo, oltre ad alcuni testi latini.
Il principale ostacolo alla lettura radiografica è lo scarso contrasto tra il supporto carbonizzato e l’inchiostro a base carboniosa: entrambi assorbono i raggi X in modo molto simile. Nel 2016, però, un’analisi individuò piombo nelle lettere di due frammenti, suggerendo che almeno alcuni inchiostri potessero contenere il metallo. Seiler ha quindi riunito una squadra con competenze in chimica, fisica e archeologia per mettere alla prova questa possibilità.
I ricercatori hanno acquistato papiro egiziano moderno e un tradizionale inchiostro giapponese al nerofumo, aggiungendo quantità diverse di nitrato di piombo. Un gruppo di studenti delle scuole superiori ha scritto sui fogli con uno stilo di canna, utilizzando citazioni della Bibbia, di Star Wars e della serie televisiva The Outer Limits. Dopo le prime scansioni di controllo, i rotoli sono stati sottoposti a carbonizzazione in un forno ad alta temperatura, per simulare le condizioni dei reperti.
Il fisico Jake LaManna ha quindi acquisito immagini tridimensionali dei campioni presso il Center for Neutron Research del NIST, nel Maryland. Nelle scansioni ottenute con la tomografia computerizzata, le lettere contenenti piombo risultavano chiaramente distinguibili dal papiro circostante. La dimostrazione riguarda però rotoli moderni preparati in laboratorio, non la lettura di nuovi testi su papiri originali di Ercolano.
Per trasformare quei volumi digitali in pagine leggibili, Michael Cyrus Daugherty, anch’egli del NIST, ha adattato un software sviluppato per analizzare gli strati avvolti all’interno delle batterie agli ioni di litio. Il programma ha eseguito lo srotolamento virtuale dei campioni, ricostruendo la disposizione del testo a partire dalle scansioni. Una tecnica nata per studiare componenti industriali è stata così applicata alla lettura dei papiri sperimentali.
Il passo proposto dal gruppo è cercare sistematicamente il metallo nei reperti: secondo Seiler, anche uno scanner portatile a fluorescenza a raggi X sarebbe sufficiente a selezionare i candidati da sottoporre ad analisi più approfondite. Questa selezione potrebbe accelerare il lavoro di decifrazione sostenuto dalla Vesuvius Challenge, che ha assegnato i primi premi per il riconoscimento delle lettere nel 2023 e un premio da 700.000 dollari per il recupero di testo leggibile l’anno successivo.
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