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La fattura elettronica diventa europea entro il 2030, meglio prepararsi adesso
La Francia è entrata il 1° settembre 2026 nella fase operativa della riforma europea ViDA (VAT in the Digital Age), il pacchetto che punta a introdurre entro il 1° luglio 2030 un sistema comune di fatturazione elettronica e reporting digitale per le transazioni B2B tra Paesi Ue. Nel 2027 seguiranno, secondo i propri calendari, Germania e Slovacchia. La riforma lo chiarisce nel dettaglio: dal 2030 le fatture intracomunitarie dovranno seguire un tracciato unico per tutta l'Unione.
Il cuore della riforma riguarda le transazioni transfrontaliere e quelle soggette a reverse charge: dal 2030 dovranno seguire uno standard europeo comune che la Commissione europea definisce nel dettaglio, ed essere trasmesse entro dieci giorni dal momento in cui l'operazione diventa imponibile, per ridurre gli spazi di errore e le frodi sull'IVA intracomunitaria. Dal 14 aprile 2025 gli Stati membri possono inoltre imporre la fattura elettronica anche sulle transazioni nazionali senza dover più chiedere l'autorizzazione preventiva della Commissione europea, la procedura che finora rallentava l'adozione Paese per Paese, come mostra anche il caso francese, deciso a procedere senza sanzioni per tutto il 2026.
Le aziende del Paese arrivano a questa scadenza con un margine che altri Paesi europei non hanno: la fatturazione elettronica obbligatoria B2B esiste in Italia dal 2019, ben prima che ViDA la rendesse una regola comune, e nel frattempo ha già fatto emergere una maxi-frode sui crediti IVA da 688 milioni di euro, grazie alla tracciabilità che il sistema garantisce. Ma il vantaggio riguarda solo la fatturazione domestica: lo standard europeo comune resta diverso dal tracciato usato oggi dal Sistema di Interscambio, e i gestionali italiani dovranno comunque aggiornarsi per dialogare con un formato pensato per funzionare allo stesso modo in ventisette Paesi diversi.
È lo stesso tipo di scadenza normativa che le PMI italiane hanno già imparato a rincorrere con l'AI Act: una regola europea con una data fissa lontana abbastanza da sembrare gestibile all'ultimo momento, e vicina abbastanza da diventare un problema quando arriva davvero. Il 2030 sembra lontano, ma un aggiornamento di questa portata su un gestionale aziendale richiede mesi di test, non settimane, e i fornitori di software che serviranno centinaia di clienti nello stesso periodo avranno tutto l'interesse a smaltire le richieste per ordine di arrivo invece che per urgenza dichiarata.
Chi decide i tempi reali di questa transizione sono i fornitori di software gestionale a cui ogni PMI italiana che fattura verso l'estero dovrà rivolgersi per l'aggiornamento: Bruxelles si è limitata a fissare la data. Conviene aprire la conversazione con il proprio fornitore ora, quando la richiesta è una fra tante, piuttosto che nel 2029, quando sarà una fra centinaia con la stessa scadenza.
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