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Ucciso e fatto a pezzi a Torino, restano in carcere i tre accusati
Non c'è convalida del fermo per i tre accusati di avere l'uno ucciso e le altre due aiutato a nascondere, facendolo a pezzi, il cadavere di Fabio Colapietro, 39 anni, perché il pericolo di fuga non sussiste. Anzi, hanno tentato di far sparire quel corpo proprio per continuare la propria vita così com'era. Gli indizi però per confermare che abbiano compiuto quelle atrocità sono abbastanza, tanto da sostenere la necessità della custodia cautelare in carcere.
Sta in questo la decisione del giudice per le indagini preliminari di Torino Antonio Borretta, che ha fatto sì che rimangano al Lorusso e Cutugno a Torino Christian Matheus De Oliveira Morando, 26 anni, accusato di omicidio volontario e di soppressione di cadavere, Nicole Formichetti, 47 anni, e Keith Butig (detta Sara), 22 anni, con l'accusa di concorso nella soppressione di cadavere.
Wilmer Perga, il legale di De Oliveira Morando, reo confesso, seppure dicendo che sarebbe stata una conseguenza involontaria di una lite, annuncia che nei prossimi giorni valuterà "se fissare per il giovane un interrogatorio col pm, o se andare al Riesame per la qualificazione giuridica. Se l'omicidio è avvenuto durante una colluttazione - precisa -, non è detta l'intenzionalità, quindi potrebbe essere preterintenzionale".
Spiega intanto che Sara era "l'unica persona che il mio cliente già conosceva e con la quale frequentava il parco Sempione (un parco pubblico cittadino nel quartiere dove si trova la casa in cui sono avvenuti i fatti, che presenta alcune aree di degrado). Lei l'ha portato a casa della professoressa Formichetti, che lui ha visto per la prima volta, così come non conosceva la vittima, arrivata a un certo punto della festa".
Bisognerà vedere come i tre giustificheranno le giornate trascorse a cercare di far sparire quel corpo straziato, dopo che l'omicidio sarebbe avvenuto nella giornata del 21 settembre, consumando droghe a ripetizione, almeno tre giorni prima del ritrovamento del cadavere ormai a pezzi, nella notte tra il 24 e il 25 settembre. Gli inquirenti dovranno cercare elementi per provare quanto ciascuno di loro abbia contribuito a gettare in sacchi e a mascherare con del cemento i resti di Colapietro, quanta parte fosse già stata portata via dalla casa che la professoressa originaria di Rieti aveva in affitto nel quartiere Borgo Vittoria del capoluogo piemontese.
Fatto è che ad aprire quella porta all'arrivo della polizia era stata proprio Formichetti. Era accaduto in quella notte in cui il giovane che l'ha ucciso aveva parlato con la polizia, in preda a un'agitazione incontrollabile, dopo avere incontrato la propria madre e la compagna. Una chiamata al 112 che era stata la madre a comporre.