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Il Pil a +0,2% nel secondo trimestre. Aumenta la pressione fiscale, cala il potere d'acquisto
Nel secondo trimestre del 2026 il prodotto interno lordo (Pil), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2020, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è cresciuto dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dell'1,0% nei confronti del secondo trimestre del 2025. Lo comunica l'Istat confermando la variazione congiunturale e tendenziale del Pil comunicata il primo settembre 2026. La variazione acquisita per il 2026, depurata degli effetti di calendario, risulta pari allo 0,8%, confermando quanto diffuso lo scorso primo settembre.
Il secondo trimestre ha avuto lo stesso numero di giornate lavorative del periodo precedente e una giornata lavorativa in più rispetto al secondo trimestre del 2025. Rispetto ai tre mesi precedenti, dal lato della domanda, si registra una crescita dello 0,2% sia dei consumi finali nazionali, sia degli investimenti fissi lordi. Le importazioni sono aumentate dell'1,5% e le esportazioni dell'1%.
La domanda nazionale al netto delle scorte ha fornito nel complesso un contribuito positivo di 0,2 punti percentuali alla crescita del Pil, interamente riconducibile alla dinamica dei consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private. Positivo anche il contribuito della variazione delle scorte, per 0,1 punti percentuali, a fronte di un contributo negativo di pari ampiezza della domanda estera netta. Dal lato dell'offerta, si registrano andamenti congiunturali negativi del valore aggiunto dell'agricoltura, silvicoltura e pesca e dell'industria, con cali rispettivamente dello 0,1% e dello 0,6%, mentre quello dei servizi è cresciuto dello 0,4%.
Nel secondo trimestre del 2026 la pressione fiscale è stata pari al 43,5%, in aumento di 0,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato dello 0,4% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dell'1,7%. La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata pari al 6,7%, in diminuzione di 1,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. A fronte di un incremento dell'1,4% del deflatore implicito dei consumi, il potere d'acquisto delle famiglie è diminuito dello 0,9% rispetto al trimestre precedente.
"Il reddito disponibile delle famiglie ha segnato un aumento inferiore a quello della spesa per consumi finali, determinando una contrazione della propensione al risparmio", spiega l'Istat, evidenziando come in diminuzione sia risultato anche il potere d'acquisto delle famiglie. La quota di profitto delle società non finanziarie, pari al 42,1%, è diminuita di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Il tasso di investimento delle società non finanziarie, pari al 26,4%, è aumentato di 0,7 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.
"Per le società non finanziarie, la quota di profitto ha registrato una diminuzione, in continuità con la dinamica osservata nel trimestre precedente - spiega l'Istituto di statistica - Il tasso d'investimento, invece, è aumentato, proseguendo la tendenza già evidenziata nel primo trimestre dell'anno".
Nel secondo trimestre 2026, a fronte di un incremento dell'1,4% del deflatore implicito dei consumi, il potere d'acquisto delle famiglie è diminuito dello 0,9% rispetto al trimestre precedente. Lo rende noto l'Istat diffondendo le stime sul Conto trimestrale delle AP, reddito e risparmio delle famiglie e profitti delle società.
Sempre nel secondo trimestre 2026 l'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è stato pari al -2,0% (-2,1% nello stesso trimestre del 2025). Lo comunica l'Istat diffondendo le stime sul conto trimestrale delle amministrazioni pubbliche, reddito e risparmio delle famiglie e profitti delle società. Il saldo primario delle amministrazioni pubbliche (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato positivo, con un'incidenza sul Pil del 3,0% (2,2% nel 2025). Il saldo corrente delle amministrazioni pub