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Il caso di Yara Gambirasio, respinta la richiesta di nuove analisi sui reperti
La Corte d'Assise di Bergamo ha rigettato la richiesta presentata dai legali di Massimo Bossetti, gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, di eseguire nuove analisi sui reperti dell'omicidio di Yara Gambirasio, la tredicenne scomparsa il 26 novembre 2010 e ritrovata assassinata il 26 febbraio 2011.
Per la sua morte il muratore di Mapello è stato condannato in via definitiva all'ergastolo e si trova rinchiuso nel carcere di Bollate da dove si è videocollegato con il tribunale di Bergamo. Gli avvocati della difesa - che hanno già annunciato ricorso - contestavano la metodologia di estrazione del dna dalla traccia '31G20', quella di sangue misto di Yara e Bossetti, nonché la prova regina che ha portato alla condanna all'ergastolo, oltre a tracce genetiche, secondo la difesa di liquido seminale, repertate sul giubbotto della vittima e che non sono state analizzate. In aula erano presenti la pm titolare del caso, Letizia Ruggeri, e gli avvocati Enrico Pelillo e Andrea Pezzotta, legali dei genitori di Yara, Maura Panarese e Fulvio Gambirasio.
"Faremo di tutto perché non diventi un Garlasco 2", hanno detto uscendo dal tribunale dopo essersi opposti alla richiesta di nuove indagini sull'omicidio della tredicenne rapita e uccisa a Brembate Sopra, di ritorno dalla palestra, nel tardo pomeriggio del 26 novembre 2010, venendo poi trovata senza vita il 26 febbraio 2011 in un campo di Chignolo d'Isola. La Corte si è espressa nel giro di quattro ore, negando la richiesta per svolgere accertamenti tecnico-scientifici avanzata dalla difesa di Bossetti, che era stato arrestato dopo quattro anni di indagini. La Corte d'Assise aveva finora autorizzato la visione dei reperti, senza consentire nuove analisi, nei limiti stabiliti dalla Cassazione nel 2024.