// EVERYEYE.IT — GAMING
Dragon's Dogma 2 Dark Arisen recensione: cosa funziona e cosa non va nella nuova espansione?
Dragon's Dogma 2 Dark Arisen propone una nuova regione glaciale e meccaniche più snelle, ma nemici poco vari e progressione ripetitiva.
Quando Dragon's Dogma 2 è arrivato sugli scaffali, nel marzo del 2024, si portava dietro dodici anni di attese e un'eredità tutt'altro che semplice da gestire. Il primo capitolo era stato un oggetto strano, imperfetto e geniale al tempo stesso: un action RPG giapponese con l'anima di un gioco di ruolo occidentale, capace di trasformare ogni scontro con un grifone o una chimera in un piccolo racconto da tramandare. Il seguito diretto da Hideaki Itsuno ha raccolto quell'eredità con una coerenza quasi testarda, e il risultato ha diviso il pubblico in modo netto. Oggi torniamo a parlarne grazie alla versione Dark Arisen. Nel 2013, l'omonima riedizione del primo Dragon's Dogma aveva aggiunto l'Isola di Bitterblack, un dungeon oscuro e opprimente pensato per i giocatori di alto livello, con nemici inediti, equipaggiamento di qualità superiore e una sfida decisamente più impegnativa. Fu anche l'occasione per correggere alcune asperità della versione base, a partire dalla Pietra del traghetto eterna, che di fatto rendeva il viaggio rapido illimitato. Quell'edizione è diventata, col tempo, la versione definitiva del gioco, quella che ancora oggi si consiglia a chiunque voglia avvicinarsi alla serie. Non a caso, a dirigere Dragon's Dogma 2 Dark Arisen troviamo proprio Kento Kinoshita, già regista del Dark Arisen originale e lead game designer del secondo capitolo. Le aspettative, insomma, erano alte. Purtroppo, come vedremo, solo in parte sono state rispettate.
Facciamo un passo indietro, ricordando i pregi e i difetti del titolo di partenza, per capire meglio come approcciarsi all'espansione. La critica specializzata ha accolto con entusiasmo Dragon's Dogma 2, mentre una fetta consistente di giocatori ha espresso un giudizio decisamente più tiepido.
Le ragioni di questa spaccatura, a distanza di due anni e mezzo, sono ormai chiare a tutti. La prima riguarda le prestazioni tecniche. Il framerate ballerino, soprattutto nelle aree urbane più affollate come Vernworth, ha accompagnato il gioco fin dal lancio, con cali vistosi su console e un'ottimizzazione su PC tutt'altro che esemplare. La seconda, più sottile e più interessante da discutere, riguarda la struttura stessa dell'esperienza. Dragon's Dogma 2 è un gioco volutamente macchinoso, quasi arcaico in certe sue scelte. Il viaggio rapido è legato alle pietre del traghetto, consumabili costosi e rari, e ai cristalli portale, disseminati con estrema parsimonia nel mondo di gioco. Chi voleva spostarsi da una città all'altra doveva mettere in conto lunghe camminate o il passaggio sui carri trainati dai buoi, con tutti gli imprevisti del caso. A questo si aggiungeva lo slot di salvataggio unico, che rendeva ogni scelta definitiva e impediva di sperimentare con serenità, alimentando non poche frustrazioni. Tutto questo veniva presentato come una precisa scelta autoriale. L'idea era quella di restituire lo «spirito dell'avventuriero», la sensazione di un viaggio reale in cui la pianificazione, le risorse e la distanza contano davvero.Un'idea affascinante sulla carta, e per molti versi riuscita, ma che non tutti hanno digerito. Eppure, al netto delle critiche, su un punto il pubblico è stato pressoché unanime: il combat system. La possibilità di arrampicarsi sui mostri giganti, la fisicità di ogni colpo, la varietà delle vocazioni e l'intelligenza delle pedine hanno reso gli scontri di Dragon's Dogma 2 tra i più appaganti del genere. Capcom, dal canto suo, non è rimasta a guardare, e con una serie di aggiornamenti gratuiti ha iniziato a smussare gli spigoli più contestati, intervenendo su prestazioni, sistema di salvataggio e numero di abilità equipaggiabili.
La premessa narrativa di Dark Arisen ruota attorno a un evento che, nell'universo di Dragon's Dogma, non è mai banale: la nascita di un nuovo Arisen. Il ciclo che lega il drago al prescelto, cuore puls