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Harley-Davidson travolta da un'auto: motociclista invalido, risarcimento da 500.000 euro
Un operaio specializzato ha subito una invalidità permanente del 48% dopo lo schianto in sella a una Harley Davidson con un automobilista colpevole
Nemmeno dopo uno schianto drammatico, provocato dalla condotta di un automobilista incapace di rispettare un banale stop all’incrocio, si può ottenere una rapida giustizia. Dopo l’incidente che ha stravolto la vita di un centauro, un operaio di 30 anni ai tempi del botto, vi sono stati effetti permanenti devastanti. Teatro della triste storia è un Comune al confine tra le province di Milano e Varese dove, un giorno di agosto del 2021, un automobilista disattento ha provocato dei danni irreversibili a un motociclista che si stava facendo un giro in sella alla sua amata Harley-Davidson.
Una giornata che si sarebbe dovuto concludere come tante, poggiando la moto americana sul cavalletto. All’incrocio, invece, il conducente al volante di una FIAT Panda tagliò la strada alla Harley-Davidson in arrivo. L’impatto con l’asfalto fu terribile e causò un’invalidità permanente certificata del 47-48%. Dopo 198 giorni dal crash, il trentenne si riprese a malapena per svolgere con enormi difficoltà il suo lavoro. Oltre alle ferite psicologiche per una condizione irreparabile, il ragazzo riportò una disfunzione erettile inguaribile nemmeno con l’ausilio di farmaci.
A più di cinque anni dall’evento, la decima sezione civile del Tribunale di Milano, a cui il motociclista si è rivolto insieme alla madre e pure a nome del figlio minore, ha condannato in solido l’automobilista, dichiarato contumace in aula, e l’assicurazione che dovrà pagare quasi mezzo milione di euro tra danni patrimoniali e non patrimoniali.
Facendo un calcolo esatto, si tratterebbe di una cifra di 498.389,35 euro, di cui 211.300 già liquidati dalla compagnia in due tranche tra il 24 ottobre 2022 (154.000 euro) e il 14 luglio 2023 (57.300 euro). La cospicua somma di 287.089,35 dovrà essere saldata, ma sono già trascorsi 3 anni dall’ultimo versamento. Il giudice unico Marco Carbonaro, nelle motivazioni, ha annunciato:
“Il conducente della FIAT Panda, con l’impiego dell’ordinaria diligenza e prudenza, avrebbe dovuto accertarsi meglio delle condizioni del traffico prima di impegnare l’intersezione, considerato che aveva l’obbligo di fermarsi allo stop e di concedere la precedenza ai veicoli che stavano transitando sul corso. Se avesse adoperato le dovute cautele, infatti, avrebbe verosimilmente visto il motociclo sopraggiungere e avrebbe dovuto attenderne il passaggio, concedendogli la doverosa precedenza in conformità all’obbligo normativo e alla regola di comune prudenza”.
Ogni giorno assistiamo anche da pedoni a comportamenti al volante che violano le norme basilari del Cds. Tanti automobilisti si distraggono agli incroci con un telefono tra le mani o con gli schermi delle vetture. A volte basta una piccola disattenzione per rovinare la vita degli altri utenti della strada. Il consulente della controparte ha provato a sostenere che la Harley stesse viaggiando a una velocità di 59 km/h, 9 in più del limite massimo.
Per il Tribunale, “anche a voler ritenere provato che stesse viaggiando a 59 km/h, si tratta comunque di una velocità di poco superiore al limite di 50 chilometri, sicché non può ravvisarsi una negligenza tale da aver concorso nella causazione del sinistro, atteso che l’attore stava procedendo su strada rettilinea con diritto di precedenza, in orario diurno e buona visibilità“.
Va considerata anche la “componente morale”, da liquidarsi nella misura massima perché “la difficoltà di deambulazione, nonché la difficoltà a mantenere una posizione eretta per un lungo tempo, incidono senza dubbio su alcuni aspetti fondamentali della vita quotidiana e della personalità e impattano altresì sulla vita familiare e sul suo rapporto con il figlio ancora piccolo. La disfunzione erettile si pone in nesso di causa con le lesioni riportate nel sinistro, sicché non vi è dubbio che la privazione della propria sfera sessuale in un sog