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Dai gendarmi ai pasti, la sicurezza per il Papa in ospedale
E' un cerchio ristretto e di totale fiducia fatto di medici, prelati e gendarmi quello che "veglia" su papa Leone da martedì ricoverato al Policlinico Agostino Gemelli per l'asportazione di un lobo inferiore del polmone.
Attorno all'ala sinistra del decimo piano, il lungo corridoio riservato ai reparti solventi in cui Prevost e la famiglia pontificia sono stati alloggiati mente il tradizionale appartamento sanitario dei papi è in fase di ristrutturazione, c'è il massimo riserbo. Gli accessi, sia dalle scale sia dagli ascensori, sono interdetti e a presidiare ogni minimo movimento attorno all'ala 'Vip' è un corpo scelto di circa 25 gendarmi che si alternano notte e giorno. Talmente fidati che sono gli unici a possedere le chiavi dell'appartamento pontificio, benché attualmente non in uso.
Con Leone sono stati coinvolti nella sicurezza al Gemelli anche alcuni membri delle Guardie Svizzere mentre nelle aree esterne dell'ospedale è presente e ormai ben rodato anche un dispositivo di poliziotti dell'Ispettorato vaticano.
Dal decimo piano filtra poco o nulla. Il cordone sanitario attorno al Papa ha lo scopo di fargli trascorrere una degenza il più riservata possibile, per quanto ospitata in un polo ospedaliero affollato ogni giorno da centinaia di pazienti. Gli "angeli custodi" del Papa lo seguono in ogni momento. Martedì, in sala operatoria, oltre all'equipe medica e agli anestesisti, c'erano il medico personale di Leone, il dottor Luigi Carbone, e il comandante della Gendarmeria Gianluca Gauzzi Broccoletti, come previsto dal protocollo.
Ma alla privacy assoluta del papa contribuisce anche l'ospedale, che utilizza qualche trucchetto affinché gli esami di Leone non possano essere catturati da mani indesiderate: si utilizzano stratagemmi come degli pseudonimi, il cambio dell'età oppure ancora può essere messo un codice specifico affinché chi lo conosce li ritrovi. Anche i pasti del Papa sono filtrati, preparati con cura dalle suore al decimo piano secondo la dieta che gli viene prescritta dall'equipe medica che lo assiste.
E se oggi è il giorno del riposo assoluto, c'è comunque un via vai dal Vaticano di fidati collaboratori che portano dossier e documenti, nel caso in cui il Papa li dovesse consultare o esserne informato. Ma con il contagocce, per non sovraccaricarlo. Anche per questo, forse, non molti in ospedale sembrano avere voglia di raccontare particolari sulla degenza di papa Prevost. "Vogliamo assicurargli il massimo riposo", si sussurra. Qualcosa comunque si apprende: in tarda mattinata sono arrivati per il Pontefice alcuni mazzi di fiori bianchi corredati di auguri di pronta guarigione.