// PUNTO INFORMATICO — INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Hacker usa l’AI per attaccare le banche, ma Claude lo tradisce
Dalla fine di settembre, diversi istituti finanziari sudcoreani sono stati vittime di intrusioni che hanno portato a furti di dati. In una banca, un servizio di monitoraggio delle richieste di prestito destinato ai broker sarebbe stato compromesso. In un’altra, l’hacker avrebbe avuto accesso a un sistema di lavoro su dispositivi mobili utilizzato dai dipendenti.
Indagando su questi attacchi, i ricercatori di CrowdStrike hanno scoperto il ricorso ad ARTEX, uno strumento capace di automatizzare test di intrusione con l’ausilio di modelli di intelligenza artificiale. Ma le loro indagini hanno anche rivelato un’imprudenza piuttosto sorprendente da parte del cybercriminale…
Sviluppato in Cina e inizialmente distribuito sotto licenza open source, ARTEX consente di affidare all’intelligenza artificiale una parte del lavoro abitualmente svolto da uno specialista in cybersicurezza. Ricerca di vulnerabilità, verifica della loro sfruttabilità, concatenamento delle operazioni. Il software si avvale di modelli linguistici per svolgere queste attività senza richiedere l’intervento dell’utente a ogni passaggio. Concepito per valutare la sicurezza di sistemi informatici, può anche essere utilizzato in modo improprio per scopi poco nobili.
In questa campagna, il pirata utilizzava principalmente DeepSeek v4.1-flash per far funzionare ARTEX. Ricorreva inoltre a Claude Code, un ambiente che consente di svolgere attività informatiche con l’aiuto dell’AI, e utilizzava altri due modelli, GLM-5.3 e Grok 4.6, durante sessioni complementari. I file analizzati da CrowdStrike testimoniano così un’attività intensa contro diversi istituti finanziari tra fine settembre e inizio ottobre, senza permettere di determinare quale parte delle intrusioni sia stata eseguita in modo autonomo.
Esaminando le infrastrutture utilizzate, i ricercatori sono risaliti a due server controllati dal pirata. Il primo ospitava ARTEX, mentre il secondo, situato a Hong Kong, fungeva da punto centrale delle sue operazioni. Diverse directory vi erano accessibili pubblicamente, contenenti documenti particolarmente compromettenti per il loro proprietario.
I ricercatori hanno ritrovato la cronologia delle sessioni con Claude Code. L’hacker aveva interrogato l’AI sui circuiti di rivendita dei dati rubati in Corea del Sud, aveva sollecitato il suo aiuto per trovare gruppi Telegram specializzati in questo commercio e aveva persino chiesto la redazione di un curriculum da ricercatore in cybersicurezza, integrandovi le proprie attività con ARTEX. A tal fine, aveva comunicato diverse informazioni personali, tra cui un nome, un numero di telefono, un identificativo Telegram, un percorso universitario e una localizzazione nella provincia cinese del Guangdong.
Interpellato da Reuters, Adam Meyers, responsabile delle operazioni di intelligence sulle minacce presso CrowdStrike, ritiene che l’hacker probabilmente non sarebbe stato in grado di condurre questa campagna senza l’assistenza dell’AI. Le sue competenze tecniche erano, a suo avviso, relativamente limitate, ma gli strumenti impiegati gli hanno permesso di attaccare diversi istituti nel giro di pochi giorni. Le intrusioni segnalate hanno peraltro colpito servizi professionali destinati ai broker e ai dipendenti, meno visibili rispetto alle interfacce bancarie rivolte al grande pubblico, ma altrettanto suscettibili di esporre dati sensibili.
Dalla pubblicazione di questa indagine, lo sviluppatore di ARTEX ha annunciato l’interruzione della distribuzione pubblica e della manutenzione del proprio software, condannando l’utilizzo a scopi illegali. Il progetto è stato inoltre rimosso da GitHub, senza che questa decisione impedisca alle versioni già scaricate di continuare a circolare.