// SMARTWORLD — INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Belli gli elettrodomestici smart, ma c'è un problema: i Worm AI che si replicano
Il frigorifero, la smart TV, il robot aspirapolvere: tutti dispositivi che abbiamo in casa e che, nella nostra testa, fanno cose semplici e innocue. Ecco, a tal proposito, Anthropic ha pubblicato un blog post che mette un po' di inquietudine in questo quadretto domestico.
Secondo i ricercatori dell'azienda, che hanno dimostrato il tutto in laboratorio, i modelli AI di piccole dimensioni potrebbero essere a pochi mesi dall'acquisire la capacità di replicarsi autonomamente tra i dispositivi connessi di casa nostra.
Preferisci ascoltare il riassunto audio? Abbiamo scelto una voce realizzata con strumenti avanzati IA per rendere i nostri testi subito accessibili a tutti
Del resto, i modelli AI grandi, quelli che alimentano ChatGPT o Claude, sono enormi e richiedono data center interi per funzionare. I modelli piccoli invece girano già su hardware consumer, sono spesso scaricabili gratis e migliorano rapidamente. I ricercatori di Anthropic hanno voluto capire se uno di questi modelli potesse girare distribuito su più dispositivi casalinghi, ognuno dei quali da solo non sarebbe abbastanza potente.
La risposta, be', è sì: hanno diviso Gemma 4 di Google (26 miliardi di parametri) tra 15 box Android TV economici, nessuno dei quali sarebbe stato in grado di farlo girare da solo.
Ha funzionato, anche se molto lentamente. E poi hanno simulato una rete di dispositivi Android e ci hanno scatenato dentro un "worm" AI, cioè un tipo di malware che si replica e si diffonde da solo tra i dispositivi, con il compito di trovare nuove macchine, copiarsi sopra e avviarsi.
Solo il modello più sofisticato tra quelli testati, GLM-5.2 del cinese Z.ai, è riuscito a completare l'intera catena di infezione. I modelli più piccoli riuscivano a eseguire solo alcuni passaggi, ma i ricercatori stimano che, al ritmo attuale di miglioramento, ci riusciranno entro la fine del 2026.
Anthropic tra l'altro non ha usato i propri modelli per questi test. E ha colto l'occasione per ribadire che i modelli AI open source (quelli che chiunque può scaricare e modificare) presentano, a suo avviso, più rischi di quelli "chiusi" come Claude. Una posizione che non è esattamente neutrale, visto che Claude è un modello chiuso.
"Ci aspettiamo un futuro pieno di agenti che girano su ogni tipo di hardware, inclusi alcuni che non sono sotto il controllo umano", hanno scritto i ricercatori.
La ricerca di Anthropic si affianca a quella di Palisade Research, un'altra società di sicurezza AI californiana, che aveva già dimostrato all'inizio di quest'anno che modelli AI potevano copiarsi autonomamente su altri dispositivi. La novità del lavoro di Anthropic è che i modelli coinvolti erano molto più piccoli rispetto a quelli precedentemente dimostrati capaci di auto-replicarsi.