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Caso Shalabayeva, disposto l'appello ter per i cinque imputati
La Cassazione ha disposto un appello ter per i cinque poliziotti coinvolti nel caso Shalabayeva. Gli imputati, tra cui l'ex capo della mobile di Roma Renato Cortese e dell'ufficio Immigrazione Maurizio Improta, sono accusati del sequestro della figlia di Alma Shalabayeva mentre per tutti è stata riconosciuta l'intervenuta prescrizione per il sequestro della madre.
In appello bis erano stati condannati a Firenze a 4 anni.
Il pg, nella sua requistoria in cui aveva sollecitato un nuovo processo di appello, ha distinto l'operato degli allora vertici della Squadra Mobile da quello dell'ufficio Immigrazione. In particolare il pg Alesandro Cimmino ha chiesto un appello ter per l'ex capo della Mobile, Cortese, e per i funzionari Luca Armeni e Francesco Stampacchia solo per l'accusa di sequestro di persona della figlia di Alma Shalbayeva sostenendo che non è provato il dolo e non riconoscendo così il concorso. Invece per l'ex responsabile dell'Immigrazione Improta e per il funzionario di quell'ufficio Vincenzo Tramma, è stato sollecitato un nuovo appello limitatamente alle attenuanti generiche ritenendo invece sussistente il dolo legato al sequestro della minore.
"Sono soddisfatto per l'annullamento della condanna per il sequestro della minore e mi auguro che il terzo appello renda finalmente giustizia in favore di un fedele ed integerrimo servitore dello Stato", afferma l'avvocato Bruno Andò, difensore di Improta. "Confesso dei dubbi sulla declaratoria di prescrizione per il sequestro della madre e aspetto di leggere le motivazioni", conclude il penalista.
"Il riconoscimento della prescrizione per l'accusa del sequestro di Alma Shalabayeva vuol dire che l'ordinamento giuridico impone di chiudere un processo perché non ha più interesse a perseguire un determinato reato, ne consegue l'annullamento senza rinvio. Per quanto riguarda il sequestro della minore sono molto soddisfatto perché è stato accolto il ricorso della difesa che denunciava una errata interpretazione della legge penale". Lo afferma l'avvocato Cesare Placanica difensore insieme al professore Franco Coppi di Cortese. "Adesso leggeremo le motivazioni a cui dovrà attenersi la Corte di appello di Firenze nel terzo giudizio di appello", conclude il penalista.