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Tessuto elettronico lavabile: lo schermo nella manica del maglione
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Una manica che mostra immagini, risponde al tocco e resiste ai lavaggi in lavatrice: un prototipo sviluppato a Singapore porta schermo e comandi direttamente nelle fibre dei vestiti.
Mettere un maglione in lavatrice senza preoccuparsi di aver dimenticato il telefono in tasca, perché il “telefono” è il maglione stesso. È lo scenario, ancora lontano ma non più fantascientifico, che emerge da una ricerca condotta a Singapore e pubblicata questa settimana sulla rivista scientifica Nature.
Il gruppo, guidato dall’ingegnere ricercatore Fu Heng della National University of Singapore, ha sviluppato un tessuto elettronico che può essere integrato nei capi d’abbigliamento e trasformato in una vera interfaccia grafica.
Nella dimostrazione illusrtata nello studio, la manica di un maglione di lana diventa una superficie interattiva: mostra grafica dinamica, riproduce contenuti audio e video, scambia dati senza fili e svolge operazioni di calcolo. Il tutto resistendo a 50 cicli di lavaggio delicato in lavatrice e a mille piegature senza perdere funzionalità.
Il cuore del progetto è una fibra spessa circa un millimetro. Su sottili fili di rame, un laser rimuove l’isolante solo in punti precisi; nelle zone scoperte vengono poi fissati minuscoli chip luminosi, che diventano così i “pixel” del display. Con questo metodo i ricercatori sono riusciti a collegare migliaia di chip con grande precisione.
I fili vengono quindi inseriti in un tubicino di plastica trasparente. In un secondo canale, parallelo al primo, si trovano due strisce di un polimero conduttivo e comprimibile: è questo elemento a rendere la fibra sensibile alla pressione, e quindi al tocco. Il risultato è un filo lungo fino a 10 metri, abbastanza sottile e flessibile da essere tessuto o applicato su stoffa.
Alla fibra si possono aggiungere anche delle vere e proprie “periferiche”: un microfono, un altoparlante, un sensore di temperatura e uno di luminosità. Secondo gli autori, questo approccio porta l’elettronica indossabile oltre i pannelli flessibili applicati sui vestiti, verso architetture nate direttamente nel tessuto, e apre la strada a un futuro in cui l’abbigliamento stesso diventa un’interfaccia uomo-macchina sempre disponibile.
Ad accompagnare lo studio su Nature c’è un commento di Shanshan Yao, docente di ingegneria meccanica alla Stony Brook University. Secondo Yao, la vera novità sta nell’aver costruito le funzioni direttamente dentro la fibra, che solo in un secondo momento viene trasformata in tessuto. Se queste fibre si riveleranno compatibili con i normali processi industriali di tessitura, maglieria e ricamo, osserva, diventerebbe possibile produrre tessuti elettronici multifunzione di quasi ogni forma e dimensione.
Yao invita però a non correre troppo. Le funzioni interattive mostrate finora sono piuttosto basilari, paragonabili a quelle dei primi smartphone e tablet. Soprattutto, il prototipo non è ancora autonomo: dipende da circuiti con microcontrollore esterni, collegati alle fibre tramite cavi, e da pacchi batteria separati per l’alimentazione.