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Vi stanno arrivando email sui pixel di tracciamento? Ecco cosa sono
Se nelle ultime settimane vi è arrivata un'email da qualche newsletter che vi spiegava "ehi, usiamo i pixel di tracciamento", non siete i soli. Sta succedendo a tutti, ed è tutto tranne che una coincidenza, visto che il 29 ottobre scade il termine che il Garante per la protezione dei dati personali aveva concesso alle aziende per adeguarsi alle nuove linee guida sui tracking pixel nelle email. Sei mesi di tempo, e molti hanno aspettato l'ultimo momento utile.
Ma cos'è esattamente questo pixel di tracciamento, e perché il Garante ha deciso di occuparsene? Ve lo spieghiamo in modo semplice, perché la cosa vi riguarda direttamente ogni volta che aprite una newsletter.
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Un tracking pixel è un'immagine minuscola, spesso completamente trasparente, nascosta dentro le email che ricevete. Nel dettaglio, quando aprite la mail, il vostro client di posta la scarica da un server esterno, e in quel momento il server registra tutto: data e ora, indirizzo IP, tipo di dispositivo, e soprattutto un identificativo che vi collega direttamente a voi.
In pratica, chi ha mandato la newsletter sa esattamente quando avete aperto il messaggio.
La tecnologia non è nuova, e non è nemmeno infallibile: se il vostro client scarica le immagini in automatico prima che leggiate nulla, il pixel scatta lo stesso. Al contrario, se usate un'app che blocca le immagini remote (come fanno molti client orientati alla privacy), l'apertura non viene registrata nemmeno se avete letto tutto dall'inizio alla fine.
Per anni le aziende hanno trattato il pixel come uno strumento puramente statistico, utile a sapere quante persone aprono le email di una campagna. Il Garante però ha stabilito che non è solo questo: il pixel può essere usato per tracciare il comportamento di una persona nel tempo, collegando l'apertura della mail ad altre interazioni. E questo, senza consenso esplicito, non va bene.
Le aziende che usano il tracciamento individuale, per esempio per adattare le campagne in base al comportamento dei destinatari, devono ora informare chiaramente che le loro comunicazioni contengono pixel di tracciamento e per quale scopo.
Devono anche ottenere un consenso preventivo, anche se non serve uno specifico per ogni singolo pixel: basta che nella classica richiesta di consenso al marketing venga esplicitato che le email contengono questo tipo di strumento.
C'è anche un diritto che molti non sapevano di avere, in quanto il destinatario può revocare il consenso in modo selettivo, ovvero continuare a ricevere la newsletter senza però essere tracciato individualmente. Non è tutto o niente.