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Questa sarà la generazione videoludica più lunga di sempre
Pochi giorni fa, una voce di corridoio ha scosso decisamente la community videoludica: indiscrezioni sempre più insistenti parlano di una prossima generazione di console (le future incarnazioni di XBOX e PlayStation) posizionate in una fascia di prezzo che oscilla tra i 1200 e i 1800 euro. Quando ho letto queste cifre, il mio primo pensiero è stato uno solo: stiamo per entrare nel territorio di un cortocircuito di mercato da cui potrebbe essere impossibile tornare indietro.
Non è un mistero che il mercato stia attraversando una fase di profonda turbolenza. Ci troviamo nel mezzo di un'anomalia storica. Questa è la prima (e mi auguro unica) generazione in cui i prezzi dell'hardware, invece di fisiologicamente calare nel corso del ciclo vitale, sono addirittura aumentati. La PlayStation 5, lanciata a 399 euro nella sua versione digitale, ha visto il suo prezzo lievitare; la recente PS5 Pro ha sfondato la soglia degli 800 euro, e alcune configurazioni di Xbox Series X si sono avvicinate pericolosamente ai 700 euro. Se consideriamo queste cifre come la "nuova normalità", l'idea di una PS6 o di una Next-Xbox a oltre 1000 euro smette di essere fanta-finanza e diventa una cupa e realistica prospettiva.
Ma cosa succede a un mercato di massa quando il suo bene di base si trasforma in un oggetto di lusso?
Storicamente, il mercato delle console si è retto su un patto non scritto: il produttore vende l'hardware in perdita, o con margini minimi, garantendo un prezzo accessibile (solitamente tra i 399 e i 499 euro), per poi recuperare l'investimento e generare profitti attraverso la vendita del software, degli abbonamenti e delle periferiche. Era il modello che permetteva alla console di entrare nel salotto delle famiglie.
Oggi, i costi di produzione, la crisi dei semiconduttori, l'inflazione e la fine della Legge di Moore sembrano impedire la realizzazione di macchine all'avanguardia vendute sottocosto. Le aziende non vogliono (o non possono) più assorbire queste perdite iniziali. Tuttavia, vendere una console a 1200 o 1800 euro ignora drammaticamente la realtà macroeconomica dei consumatori. Viviamo un momento di forte contrazione economica; gli stipendi, specialmente in nazioni come l'Italia, sono fermi al palo da decenni, mentre il costo della vita è schizzato alle stelle. In questo scenario, quante famiglie, o quanti giovani lavoratori, potranno permettersi di spendere uno stipendio intero per una scatola da collegare al televisore?
Se le prossime console costeranno cifre proibitive, entrerà in gioco un devastante problema di diffusione. Attualmente, pur vivendo un evidente rallentamento, Sony è riuscita a piazzare oltre 90 milioni di PS5, mentre Microsoft si attesta su cifre inferiori (tra i 35 e i 40 milioni di Xbox Series). Una base installata combinata di quasi 130 milioni di macchine permette ai publisher di rientrare degli investimenti titanici necessari per sviluppare i giochi odierni.
Ma immaginate una Next-Gen lanciata a 1200 euro. L'adozione dell'hardware sarà inevitabilmente lentissima. Nessuna console piazzerebbe decine di milioni di unità nei primi due anni a quel prezzo. Di conseguenza, si innescherebbe un effetto domino mortale per la creatività e l'avanzamento tecnologico: quale sviluppatore rischierebbe 200 o 300 milioni di dollari per creare un vero videogioco "Next-Gen" esclusivo per una piattaforma che possiedono in pochissimi? La risposta è semplice: nessuno.
I publisher sarebbero costretti a fare un passo indietro, sviluppando per anni titoli cross-gen che possano girare sia sulle costosissime nuove ammiraglie, sia sulle "vecchie" PS5 e Xbox Series X per massimizzare le vendite. Di fatto, vivremmo un blocco tecnologico. Ci verrebbe preclusa la possibilità di vivere esperienze in grado di definire un salto generazionale netto, come fu Demon’s Souls al lancio di PS5. Vedremo giochi pensati per hardware del 2020 girare semplicemente a risoluzioni più alte o con un po' di Ray Tracing in più su macchine da 1200 e