// ANSA CRONACA — CRONACA
Elezioni in Israele, al Ghetto di Roma: 'Netanyahu esautorato ma timore per i partiti arabi'
"Sono preoccupato: 19 seggi alle liste arabe sono una enormità". Mercoledì mattina, ora di pranzo, nelle vie del Ghetto, a Roma, tra i ristorantini dove in tanti, italiani e turisti, si fermano per assaporare carciofi, riso e verdure approfittando dell'aria tiepida e di qualche timido raggio di sole di fine ottobre. C'è poca voglia di parlare, di commentare i risultati dello spoglio in Israele. Ma tra chi accetta di dire qualcosa c'è Davide, maglione blu e Kippah nera in testa. Dalle sue parole, e non solo dalle sue, emerge netto il timore per l'exploit dei partiti arabi "sono quelli che vogliono distruggere Israele, mi spaventa che qualcuno, pur di avere la poltrona, pensi di costruire un governo con loro, il 90% sono anti israeliani anche se certo Bibi ci ha messo contro tutto il mondo", sostiene.
Negli auspici del titolare del ristorante 'Ba al Ghetto', c'è uno scenario politico inedito: "mi augurerei una fase di transizione, magari un governo con a capo Netanyahu per altri due anni, mentre in America c'è Trump e poi il potere nelle mani di Eisenkot. Netanyahu può stare altri due anni ma non di più, deve andarsene, la sua immagine è usurata, il problema è che non ha mai lavorato per costruire una sua successione, un po' come Berlusconi con Forza Italia o io qui con il mio ristorante. Tutti bramano al potere: ma spero che questo non determini alleanze con i partiti arabi".
Per Giorgio Mosetti, 70 anni, distinto signore che abita nel quartiere, è difficile esprimersi su queste elezioni: "è come se ad una persona in Israele chiedete cosa ne pensa del governo italiano. Ma che ne sa? Quello che so io è che sono italiano, la mia famiglia è qui da duemila anni, amo profondamente l'Italia anche se ho vissuto a lungo in Francia. Noi siamo italiani, non israeliani. Bisognerebbe invece riflettere sul fatto che se i partiti arabi ottengono 18 parlamentari contro i dieci uscenti non sono affatto isolati come si dice, non c'è apartheid".
In tanti mettono in dubbio foto e video che girano sui social "sono state diffuese tante fake news, israeliani assatanati di sangue che compiono nefandezze. Tutta robaccia falsa, manipolata dall'Ia contro noi e voi giornalisti contribuite a questa narrazione", accusano senza mezzi termini i titolari di alcuni negozi.
Ma c'è anche chi ha una visione opposta. "E' deprimente che dopo tutto quello che è successo quasi il 25% dell'elettorato abbia votato per il Likud", dice un professore universitario che vuole rimanere anonimo. "Mi auguro - riflette - che si formi un governo con la partecipazione degli arabi ma non so se ne sono capaci. Alla fine i partiti, tranne i democratici, sono tutti di destra o di centro destra. Per formare un governo i capi dei partiti anti Netanyahu devono rinunciare ad una promessa elettorale: non formare una coalizione con il Likud o, all'opposto, non formare una coalizione e il governo con i partiti arabi. Questo è il rebus".
Livia Ottolenghi, presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, rileva "l'altissima affluenza al voto di tutti gli israeliani, compresa la fascia di popolazione araba, che ha partecipato per più dell'80%; la vivacità e la correttezza della democrazia israeliana sulla libera espressione del voto, esperienza impedita nella stragrande maggioranza dei paesi confinanti. Bisognerà aspettare tutte le fasi successive perché le possibili combinazioni di governo sono innumerevoli", conclude.