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Manovra: stretta sulla rivalutazione, per le pensioni alte mini recupero
Fondo per la flessibilità di uscita verso la pensione finanziato con 850 milioni e stretta sulla rivalutazione degli assegni rispetto all'inflazione. Nella manovra si torna a drenare risorse dalla perequazione riducendo il recupero rispetto all'aumento dei prezzi dalle pensioni più alte. Secondo le indiscrezioni circolate, al posto dei tre scaglioni previsti per la rivalutazione nel 2026 (100% dell'inflazione per i trattamenti pensionistici fino a quattro volte il minimo, 90% tra quattro e cinque volte il minimo, 75% oltre le cinque volte il minimo) ne saranno previsti sei.
Ma cambierà anche il sistema di recupero che passerà da quello a scaglioni, meno penalizzante per il pensionato, a quello a fasce che impone il recupero decurtato sull'intero importo di pensione, anche se sulla parte della pensione fino a quattro volte il minimo si prende comunque il recupero del 100%. In pratica se una persona ha una pensione lorda di 5mila euro, quindi superiore a 8 volte il minimo, avrà un recupero pari al 40% dell'inflazione sull'intero importo e non solo sull'ultima parte. Sarà previsto però un meccanismo di salvaguardia per non penalizzare chi ha una pensione intorno all'inizio delle fasce.
A fronte di un'inflazione del 2,9% (ma l'inflazione acquisita per il 2026 è già al 3,1%), secondo le indiscrezioni, avrebbero il recupero pieno gli assegni fino a 2.447,4 euro lordi al mese mentre quelli tra 2447,4 e 3.059,25 avrebbero il recupero dello 0,90% dell'inflazione quindi del 2,61%. Avrebbero un recupero del 60% quindi dell'1,74% gli assegni tra 3.059,25 euro lordi e 3.671,1 euro lordi mentre avrebbero un recupero dello 0,50% dell'inflazione (quindi dell'1,45%) i trattamenti pensionistici tra 3.671,1 euro lordi e i 4.894,8 euro lordi. Per gli assegni tra le 8 e le 10 volte il minimo il recupero sarebbe dello 0,40% (aumenteranno nominalmente solo dell'1,16%) mentre oltre le 10 volte il minimo il recupero sarà di poco più di un terzo dell'inflazione (lo 0,35%).
"Le nuove regole di indicizzazione delle pensioni che emergono dalle anticipazioni sulla manovra di bilancio - sottolinea la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola - colpiscono il ceto medio dei pensionati a cui negli anni sono già stati richiesti continui sacrifici e strette sulla perequazione al costo della vita. Il costo del positivo intervento di estensione dell'aliquota Irpef del 33% sui redditi fino a 55mila euro non può essere fatto pagare, neppure parzialmente, ai pensionati. E' un problema di giustizia sociale - sottolinea - perché tagliare la perequazione sui trattamenti superiori a 4 volte il minimo significa chiedere un ulteriore sacrificio a quei pensionati che hanno pensioni lorde di poco superiori a 3mila euro e che negli anni hanno già subito una perdita del potere d'acquisto".