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Scontri dopo lo sgombero di Askatasuna, chiesti 4 anni per il primo imputato
Quattro anni di carcere è l'entità della prima richiesta di condanna presentata dalla procura di Torino per gli scontri avvenuti il 31 gennaio scorso nel capoluogo piemontese durante la manifestazione pro Askatasuna. La proposta riguarda un 22enne della provincia di Grosseto che era stato arrestato con il meccanismo della flagranza differita. Il giovane ha chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato. Secondo gli inquirenti era nel gruppo dei dimostranti che circondarono e presero a calci un poliziotto del reparto mobile; è imputato anche se non prese parte diretta alle violenze. Il procedimento che lo riguarda è separato dal maxi fascicolo che oggi ha portato all'esecuzione di sedici misure cautelari e restrittive.
Intanto la polizia ha eseguito una serie di misure cautelari nei confronti di militanti antagonisti indagati, a vario titolo, per reati commessi durante la manifestazione nazionale del 31 gennaio 2026 contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna, a Torino. Alcuni dei destinatari dei provvedimenti risiedono fuori dal capoluogo piemontese.
L'ordinanza, emessa dal gip di Torino, prevede 16 misure di custodia cautelare in carcere, arresti domiciliari, divieti di dimora e obblighi di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria. L'operazione di questa mattina è condotta dalla Digos della questura di Torino, guidata dalla dirigente Rita Fabretti, al termine di un'indagine coordinata dalla procura della Repubblica.
Tra i destinatari dei provvedimenti ci sono anche un antagonista indagato per l'assalto a un blindato della polizia dato alle fiamme con un agente a bordo e un altro accusato di aver fatto parte del gruppo che accerchiò e picchiò un poliziotto, colpito anche con un martello. Inoltre figura un autonomo considerato dagli inquirenti uno dei leader di Askatasuna.
Le accuse comprendono, a vario titolo, tentato omicidio, danneggiamento aggravato e lesioni aggravate. Sono inoltre in corso perquisizioni in Piemonte, Lombardia e Toscana.
I fatti riguardano la manifestazione nazionale che si era svolta a gennaio, dopo lo sgombero del 18 dicembre dello storico centro sociale dell'Autonomia, di corso Regina Margherita 47, liberato dopo circa trent'anni di occupazione.
Nell'ottobre scorso erano state eseguite 14 perquisizioni in diverse province italiane e la procura di Torino aveva notificato 19 decreti di fissazione dei interrogatori preventivi.
Tra i reati ipotizzati figurava anche il tentato omicidio, contestato a un antagonista per l'incendio di un mezzo della polizia con un agente a bordo.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori il 31 gennaio gruppi di manifestanti a volto coperto avevano lanciato pietre, bottiglie, razzi, bengala e bombe carta contro gli agenti, allestendo anche barricate con cassonetti incendiati.
Durante i disordini un mezzo del reparto mobile era stato dato alle fiamme mentre un agente si trovava a bordo. Un altro poliziotto era stato accerchiato e aggredito con calci e colpi di martello, dopo essere stato privato del casco e dello scudo. Erano rimasti feriti 103 appartenenti alle forze dell'ordine, con prognosi fino a 100 giorni.