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I servizi sotto attacco, 'minaccia alla stabilità del paese'
Un tempo c'erano le telefonate. Ai tribunali, alle scuole, agli aeroporti. 'C'è una bomba pronta ad esplodere'. E c'erano i sabotaggi 'fisici': ai tralicci dell'alta tensione, alle reti ferroviarie e autostradali. Oggi è cambiato il mezzo - ci sono la posta elettronica, i canali Whatsapp e Telegram, le intrusioni attraverso indirizzi mail compromessi, i profili social, le reti aziendali protette male - ma non l'obiettivo: "Creare disturbo", sintetizzano gli analisti, "generare insicurezza e panico. Portare il caos".
L'onda di attacchi hacker e falsi allarme che da giorni sta interessando l'Europa, e l'Italia, sta di fatto mettendo in ginocchio il 'terziario', il settore dei servizi. Perché, lo dice in Parlamento il direttore dell'Agenzia nazionale per la cybersicurezza Andrea Quacivi, il combinato disposto di allarmi - che richiedono comunque una verifica approfondita e, dunque, causano disagi e interruzione del servizio - e una minaccia cyber sempre più complessa, "può produrre effetti sull'affidabilità dei servizi, sulla fiducia dei cittadini e, più in generale, sulla stabilità del sistema paese". Ed è proprio a quella stabilità che puntano hacker e falsi allarmi.
Le indagini diranno se si tratta di azioni coordinate, cosa sulla quale gli apparati di sicurezza e intelligence hanno pochi dubbi. Ma il punto centrale è: a chi giova tutto ciò?. Al di là dell'oggettiva difficoltà di attribuzione degli attacchi, le campagne informatiche ostili sono sempre più pesanti e provengono da diversi soggetti. Ci sono hacker che agiscono per ottenere un riscatto, hacktivisti che invece utilizzano gli attacchi informatici per compiere atti di disobbedienza civile o pressioni politiche e crew legate ad "attori statuali", paesi come Russia, Cina, Corea del Nord, Iran. Sono questi ultimi che puntano a veicolare l'idea di un occidente impreparato e vulnerabile. Nell'ultima relazione degli 007, solo per fare un esempio, si sottolineava proprio la "spregiudicatezza delle azioni russe" in territorio europeo, con attacchi a infrastrutture critiche più che quintuplicati tra il 2023 e il 2025. Fino alle azioni ibride, dal cyber alla disinformazione.
Nella maggior parte dei casi, quelle messe in atto non sono operazioni particolarmente sofisticate: si tratta di intrusioni che sfruttano gravi negligenze di chi dovrebbe proteggere adeguatamente i propri sistemi. Gli hacker ottengono così un grande risalto mediatico con poco sforzo. E ancora più semplice è lanciare un allarme: non serve nessuna intrusione nei sistemi informatici né necessità di sabotarli. Basta una mail e il gioco è fatto. Il dato di fatto è che in questa sorta di rumore di fondo che accompagna un'epoca ricca di conflitti sul terreno e ibridi, la difficoltà sta proprio nel distinguere gli allarmi veri da quelli falsi, le minacce concrete da quelle artefatte, con gli apparati di sicurezza che non possono sottovalutare nulla.
Finora gli attacchi hanno riguardato la catena del freddo della grande distribuzione, con l'eccezione della Francia dove sono state colpite anche le celle frigorifere con le sacche di sangue dei donatori. Gli allarmi invece hanno colpito sostanzialmente il settore aereo. Ma domani gli obiettivi potrebbero essere altri: gli ospedali, gli acquedotti, le reti elettriche ed energetiche, le raffinerie, le aziende legate allo Stato che gestiscono informazioni sensibili, le anagrafi, i dati fiscali e sanitari. Insomma, le infrastrutture critiche, quelle che, se attaccate, potrebbero portare davvero ad un blocco del paese e a danni molto seri. D'altronde basta un dato per capire la complessità e l'ampiezza della minaccia: nei primi 9 mesi del 2026 l'Agenzia cyber ha individuato quasi 45mila asset e servizi a rischio con oltre 3.200 asset potenzialmente compromessi. Ecco perché l'Acn ha inviato l'ennesimo richiamo a rivedere e aggiornare tutti i sistemi di sicurezza di "tutti i dispositivi connessi e le relative interfacce di amministrazione e monitoraggio utilizzati a supp