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Videogiochi dall'infanzia a oggi: come sono cambiati i miei gusti crescendo?
Quando ero piccolo i miei generi preferiti erano, essenzialmente, i platform a scorrimento (il top all'epoca!) ed i giochi gestionali. Due categorie che, pensandoci a posteriori, potevano essere giocate a compartimenti stagni. Un livello dalla durata di 5-10 minuti, una città costruita mattone dopo mattone...
Ogni partita mi restituiva un traguardo tangibile, una soddisfazione reale. Vedevo con i miei occhi la progressione delle mie partite. Questo fino alla metà dei primi anni duemila, quando venni rapito dalla mania per Pro Evolution Soccer - complice anche la mia grande passione per il calcio dell'epoca. Poi, verso la fine del primo decennio del nuovo millennio, qualcosa dentro di me cambiò. Avevo la necessità di vivere i videogiochi in modo diverso. Non volevo più che fossero un'esperienza mordi e fuggi, ma qualcosa di più profondo, che si potesse ancorare alla mia anima anche dopo aver spento la console.
Così mi rintanai nei cosiddetti giochi di ruolo. Un genere che ho iniziato a scoprire grazie alla saga di The Elder Scrolls, prima con Oblivion e successivamente con Skyrim. Nel frattempo, scoprivo quella che sarebbe diventata la mia serie preferita di sempre, ovvero Mass Effect. Insomma, stavo evolvendo mentalmente, il mio approccio al medium non era più lo stesso. Stavo iniziando a fruire dei videogiochi con l'obiettivo di farmi una cultura legata proprio a questi ultimi. Posso affermare che, crescendo, ho preferito mondi da abitare invece che da attraversare e basta - letteralmente.
Negli anni successivi, crescendo - di pari passo insieme alle mie responsabilità! - ho iniziato ad avere sempre più interesse nei confronti dei videogiochi story driven. Avventure pesantemente influenzate dal cinema, con una regia interessante, una storia appassionante e, soprattutto, una durata limitata nel tempo. Da The Last of Us ai capolavori di Dontnod, passando per le avventure punta e clicca di Quantic Dream, mi sono rintanato nei giochi dove la storia diventa la protagonista assoluta dell'esperienza di gioco. Ovviamente oggi non disdegno una partita a Super Mario, tantomeno mi tiro indietro di fronte all'ennesimo gioco di ruolo dalla durata di cinquanta ore o più, ma purtroppo, insieme ai gusti, è cambiato anche il tempo che posso dedicare a questo meraviglioso passatempo.
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