// TOM'S HARDWARE ITALIA — CYBERSECURITY
Crittografia e computer quantistici: quanto sono al sicuro i nostri dati?
Se non esistesse la crittografia, Internet sarebbe un disastro. Anzi, probabilmente non esisterebbe nella forma in cui la conosciamo, dato che senza di essa non sarebbe possibile accedere ai servizi bancari né a nessun altro servizio che tratta dati sensibili. E la privacy, semplicemente, non esisterebbe.
Gli algoritmi di crittografia sono diventati sempre più complessi proprio per garantire la sicurezza degli utenti. Tuttavia l'hardware è sempre più potente, l'intelligenza artificiale è ovunque, e i computer quantistici, seppur ancora in forma embrionale, stanno avanzando. La domanda è lecita: tutta questa potenza non è sufficiente per rendere la crittografia inutile? Un computer quantistico è in grado di rompere quelle chiavi che potrebbero permettere a un criminale di svuotare un conto in banca?
Vediamo quali sono i rischi e cosa si sta facendo per continuare a proteggere dati e privacy.
In termini molto semplici, per comprendere la crittografia basta tenere a mente un concetto: ogni messaggio, ogni informazione, per quanto sofisticata sia, può essere ridotta in numeri.
Quando si scrive una mail, si effettua un pagamento o si invia una foto, il dispositivo trasforma tutte quelle informazioni in sequenze di bit (zeri e uno) che vengono poi trasmessi. La crittografia interviene su questi numeri e li "stravolge", applicando operazioni matematiche.
Quella fila di uno e zero che aveva senso per i computer, dopo l'applicazione delle formule di cifratura non significa più nulla. La foto viene trasformata in un ammasso di pixel senza senso. La password bancaria diventa un mix lunghissimo di lettere e simboli casuali. L'unico modo per ripristinare l'ordine originale è possedere una chiave, cioè le istruzioni, in grado di riportare i dati allo stato originale.
Per ottenere questo risultato esistono varie metodologie. Oggi la maggior parte dei sistemi di crittografia sono "asimmetrici", ovvero si basano sull'uso di due chiavi: una per cifrare e l'altra per decifrare i dati. Sono chiavi differenti, ma matematicamente collegate. È come dire che il numero 2 e il numero 4 sono collegati perché uno è il doppio dell'altro: c'è una relazione, anche se nel caso della crittografia il rapporto tra i numeri è enormemente più complesso.
Il sistema asimmetrico più noto è l'algoritmo RSA, che risale al 1977. La sua forza si basa su un problema matematico apparentemente banale ma incredibilmente difficile da risolvere: la fattorizzazione di numeri molto grandi. In termini semplici, moltiplicare due numeri primi enormi è facile; ricavare quei due numeri a partire dal loro prodotto è invece estremamente difficile. Tanto difficile che un computer tradizionale impiegherebbe milioni di anni per scomporre una chiave RSA da 2048 bit, la lunghezza standard oggi adottata nella maggior parte delle connessioni sicure online.
Questa cifratura è oggi usata ovunque. Il lucchetto accanto alla barra degli indirizzi del browser indica una comunicazione tramite HTTPS, un protocollo che usa RSA (o algoritmi equivalenti) per stabilire una connessione sicura tra il dispositivo e il server web. Lo stesso principio protegge le transazioni bancarie, le carte di credito, e i messaggi di WhatsApp, che utilizzano un modello ibrido basato su crittografia simmetrica per la velocità e crittografia asimmetrica per lo scambio iniziale delle chiavi.
Tuttavia, proprio perché la sicurezza di questi sistemi si basa sulla risoluzione di problemi matematici, non sono per definizione irrisolvibili. Semplicemente richiedono tempo. Un computer attuale è in grado di risolvere questi problemi, e quindi di rompere la cifratura, ma per farlo avrebbe bisogno di migliaia, milioni di anni di calcolo. Ed è qui che nasce la domanda: cosa succederebbe se esistesse un computer abbastanza potente da completare quegli stessi calcoli in poche ore?