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Una galassia a spirale potrebbe svelare i puntini rossi del telescopio Webb
Un gruppo di astronomi ha usato il James Webb Space Telescope per studiare una galassia a spirale il cui centro assomiglia agli enigmatici little red dots osservati nell'universo primordiale. Simulando come apparirebbe questo sistema a distanze molto maggiori, i ricercatori hanno ottenuto un piccolo punto rossastro quasi indistinguibile dagli oggetti scoperti nelle immagini cosmiche più profonde. Il risultato suggerisce che almeno una parte di quella popolazione possa essere formata da galassie complete, delle quali riusciamo a vedere soltanto il nucleo luminoso.
La galassia esaminata si chiama WISEA J123635.56+621424.2, ma è stata soprannominata Saguaro per la forma dei suoi ampi bracci, simili a quelli del caratteristico cactus del deserto di Sonora. Si trova nella direzione dell'Orsa Maggiore, a circa 10 miliardi di anni luce dalla Terra. La distanza è enorme, ma rimane sufficientemente contenuta da consentire a Webb di distinguere sia la struttura a spirale sia il brillante centro rossastro.
Le osservazioni sono state combinate con dati del Hubble Space Telescope e dell'osservatorio spaziale Chandra X-ray Observatory. Il nucleo della Saguaro soddisfa quasi tutti i criteri osservativi associati ai puntini rossi, comprese emissioni di raggi X insolitamente deboli. Quest'ultima caratteristica ha contribuito a rendere difficile stabilire se tali sorgenti contengano buchi neri in rapida crescita oppure rappresentino un tipo di galassia ancora poco compreso.
I puntini rossi appaiono numerosi nelle immagini relative a circa 600 milioni di anni dopo il Big Bang, ma sembrano poi scomparire dalla documentazione cosmica. La Saguaro, invece, esisteva quando l'universo aveva circa 3,3 miliardi di anni. Per confrontare epoche tanto diverse, i ricercatori hanno utilizzato modelli al computer capaci di riprodurre l'aspetto della galassia se fosse collocata molto più lontano.
All'aumentare della distanza simulata, la luce diffusa dei bracci a spirale è scesa progressivamente sotto la soglia di rilevazione. È rimasto visibile soltanto il centro compatto, luminoso e rosso, con un aspetto simile a quello dei puntini individuati da Webb. In questa interpretazione, molti di essi sarebbero nuclei galattici attivi circondati da strutture troppo deboli per emergere nelle osservazioni disponibili.
Lo studio non dimostra che tutti i puntini rossi abbiano la stessa origine, né esclude spiegazioni differenti per alcuni esemplari. I ricercatori suggeriscono però che questi oggetti possano rappresentare una fase relativamente breve della crescita dei buchi neri supermassicci. La luce prodotta dalla materia in caduta verso il centro resterebbe osservabile anche quando stelle, gas e bracci della galassia ospite diventano invisibili a causa della distanza.
La verifica richiederà l'individuazione di altre galassie relativamente vicine con un nucleo simile a quello della Saguaro. Un campione più ampio permetterebbe di confrontarne forma, spettro ed emissione ad alta energia con i puntini rossi più remoti, chiarendo se appartengano davvero a una popolazione continua. Il confronto offrirebbe inoltre nuovi indizi sull'evoluzione delle galassie e sulla crescita simultanea delle loro regioni centrali nel giovane universo.
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