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Meta di nuovo nei guai: 30.000 annunci truffa, accusa di negligenza
Le versioni finali e i dati tecnici di quasi 30.000 presunte pubblicità truffa potrebbero essere andati perduti per le gravi carenze con cui Meta Platforms ha conservato le prove. Il giudice federale P. Casey Pitts ha definito gravemente negligente la gestione dei materiali rilevanti nella causa intentata dal magnate australiano Andrew Forrest, pendente presso il Northern District of California.
Forrest sostiene che dal 2019 migliaia di annunci abbiano utilizzato senza autorizzazione il suo nome e la sua immagine per promuovere investimenti in criptovalute e altri schemi finanziari fraudolenti. Nell’agosto dello stesso anno aveva inviato una diffida che, a suo giudizio, avrebbe dovuto indurre Meta a preservare le informazioni relative alle campagne contestate. Gli atti federali del procedimento identificano la causa come Forrest v. Meta Platforms, numero 5:22-cv-03699.
I dati mancanti avrebbero permesso di ricostruire il funzionamento degli strumenti pubblicitari automatizzati prima che gli annunci raggiungessero gli utenti. La tesi di Forrest attribuisce a questi sistemi un ruolo attivo: avrebbero potuto riscrivere testi, modificare immagini, scegliere gli elementi creativi e ottimizzare la distribuzione. La disponibilità delle versioni effettivamente visualizzate sarebbe quindi essenziale per confrontare il materiale caricato dagli inserzionisti con quello elaborato e distribuito dalla piattaforma.
Meta nega di avere creato le inserzioni contestate e afferma di avere compiuto sforzi ragionevoli per conservare le prove. L’azienda ha inoltre sostenuto che alcune versioni finali degli annunci e determinati dati tecnici non venissero ordinariamente archiviati. Pitts ha però riscontrato carenze sostanziali nelle procedure adottate. La prima fase della discovery, dedicata alla difesa di Meta basata sulla Section 230, comprendeva circa 16 terabyte di dati e centinaia di documenti tecnici.
La questione era già emersa nel giugno 2024, quando Pitts aveva respinto in parte la richiesta di archiviazione presentata da Meta. Il giudice aveva rilevato l’esistenza di una questione fattuale sul contributo dei sistemi pubblicitari al contenuto illecito. La nuova decisione incide quindi sulla possibilità dell’azienda di descrivere i propri strumenti come neutrali, ma non rappresenta ancora una pronuncia definitiva sulla responsabilità di Meta per le truffe denunciate da Forrest.
Forrest aveva avviato nel 2022 anche un procedimento penale privato in Australia contro Meta, poi interrotto nel 2024. Le campagne che sfruttano false sponsorizzazioni di personaggi noti risultano segnalate anche in Canada e in diversi Paesi europei. Il procedimento statunitense rimane circoscritto alle condotte e alle prove esaminate nella causa civile, che dovrà ancora stabilire se e in quale misura i sistemi di Meta abbiano contribuito agli annunci fraudolenti.
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