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Tra i minorenni dell'istituto Beccaria, 'psicofarmaci come caramelle'
Quando entrano al Beccaria, il
carcere minorile di Milano, per loro gli psicofarmaci sono
"caramelle". Si prendono di tutto, li mischiano con hashish,
senza limiti. "Per le prime settimane è difficilissimo. Poi sono
loro che chiedono di sostituire l'illegalità con la legalità.
Chiedono di essere curati, chiedono le terapie". A raccontarlo è
Jolanda Tortù, comandante dell'Istituto Penale Minorile Beccaria
di Milano, in occasione della visita al penitenziario
organizzato dalla Camera Penale milanese, presieduta da Federico
Papa, nell'ambito del progetto 'Ristretti in agosto'.
"Quest'anno - ha affermato l'avvocato - abbiamo scelto il
Beccaria perché siamo preoccupati dell'atteggiamento che sta
assumendo la politica verso la giustizia minorile. Non più
l'attenzione al reinserimento e la preoccupazione del disagio
giovanile, ma la semplice punizione, che non risolve nessun
problema".
La commissaria, tornata l'anno scorso in quei corridoi "per
ridare dignità a questo luogo", dopo la bufera per l'inchiesta
che ha portato a galla un sistema di presunte violenze fisiche,
umiliazioni e torture nei confronti dei giovani detenuti tra il
2021 e il 2024, ha raccontato che "si sta lavorando per
migliorare le condizioni di questo posto". Perché, a differenza
di chi ha dipendenze da droga e alcol, la cui percentuale resta
stabile, nell'ultimo periodo sono aumentati gli ingressi di
ragazzi con disturbi mentali e del comportamento, anche gravi.
Giovani spesso sconosciuti ai servizi sociali (solo un terzo
hanno una terapia) e che hanno alle spalle situazioni familiari
di estremo disagio e per i quali alla fine il carcere può
diventare davvero la strada per riprendersi in mano la vita.
Tra i minorenni dell'istituto Beccaria, 'psicofarmaci come caramelle'
MILANO,
11 agosto 2026, 20:46
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