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"Tutto ok, è iPhone": scatta l'esposto del Codacons
Un bambino in tenerissima età con uno smartphone tra le mani e il claim «Tutto ok, è iPhone»: questa immagine della nuova campagna Apple è al centro dell’esposto presentato dal Codacons alla Procura di Milano. Con l’iniziativa, resa pubblica il 12 agosto, l’associazione ha chiesto verifiche anche ad AGCOM, AGCM e Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza.
Il manifesto segnalato è comparso in via Melchiorre Gioia, sull’edificio del cantiere di riqualificazione dell’ex Pirellino. La creatività rientra in una campagna internazionale dedicata alla resistenza dell’iPhone nelle situazioni quotidiane. Il Codacons non contesta la presenza del minore o la promozione del dispositivo, ma il messaggio complessivo trasmesso dall’accostamento tra un bambino molto piccolo, lo smartphone e il tono rassicurante del claim.
Secondo l’associazione, la pubblicità potrebbe contribuire a normalizzare l’uso precoce degli smartphone e il cosiddetto baby-sitting elettronico. Alle autorità è stato chiesto di esaminare eventuali profili di scorrettezza o violazioni delle tutele previste per consumatori e minori, acquisendo anche la documentazione relativa all’ideazione e alla diffusione della campagna. Il Codacons sollecita inoltre una valutazione del possibile impatto del messaggio sulle famiglie.
La Procura di Milano è stata chiamata a valutare anche l’esistenza di eventuali profili di rilevanza penale. Prima dell’esposto del Codacons, l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza aveva già trasmesso una segnalazione sulla stessa pubblicità ad AGCOM, AGCM e Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, portando quindi la campagna all’attenzione di più organismi con competenze differenti.
Il tema richiamato dalle segnalazioni si inserisce nelle raccomandazioni sanitarie sull’esposizione dei bambini agli schermi. La Sorveglianza Bambine e Bambini 0-2 anni dell’Istituto Superiore di Sanità raccomanda di evitarla sotto i due anni. Nell’indagine ISS del 2025, il 14,6% dei bambini tra due e cinque mesi appartenenti al campione regionale esaminato trascorreva già del tempo davanti a televisori, computer, tablet o smartphone.
Le iniziative avviate restano per ora richieste di verifica. Non risultano, nei dati disponibili, una violazione accertata, una decisione delle autorità o una sanzione nei confronti di Apple. Saranno gli organismi coinvolti e la Procura di Milano a stabilire se il contenuto e le modalità di diffusione della campagna presentino profili contrari alle norme applicabili.
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