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Picchiato a morte, uno dei ragazzi si vantata di 'avere ucciso un tossico'
Si sarebbe vantato in giro di
avere "pestato e ucciso un tossico" aggiungendo che lo avrebbe
rifatto tanto a lui, in quanto minorenne, non avrebbero fatto
nulla. E se lo avessero fermato, avrebbe dato la colpa agli
altri. Secondo quanto riferito nell'udienza di convalida da due
dei quattro giovani del Forlivese tra i 19 e i 23 anni fermati
per l'omicidio aggravato del 53enne Nicola Musiani - picchiato a
morte su un piazzale a Pinarella di Cervia, sul litorale
ravennate -, è quanto avrebbe riferito in giro il sedicenne che
verso le 23.30 del 18 luglio aveva avuto la prima discussione
con il defunto per poi tornare a regolare i conti alle 4
all'uscita da una discoteca spalleggiato da alcuni amici.
Due degli accusati per omicidio in concorso aggravato dai
futili motivi sono insomma convinti che sia stato il 16enne a
fare i loro nomi ai carabinieri del nucleo Investigativo di
Ravenna coordinati dal pm Angela Scorza. In realtà il minore non
è mai stato ascoltato o avvisato o perquisito visto che, proprio
in ragione dell'età, la competenza su di lui spetta alla Procura
dei minorenni di Bologna. Nonostante ciò i due, sempre nella
convalida di lunedì scorso davanti al Gip di Forlì, hanno detto
di essere andati in Marocco, per paura, il giorno della morte di
Musiani (22 luglio) e di essere tornati in Italia il 6 agosto
proprio per timore che il minorenne li volesse incolpare
ingiustamente.
In quanto alla possibilità che quella notte Musiani fosse
armato di coltello (e un uomo accanto a lui di manganello),
entrambi i giovani lo hanno ribadito sottolineando che uno del
gruppi era stato ferito con la punta della lama a un ginocchio e
un altro alle dita di una mano. Il coltello, raccolto da uno di
loro, sarebbe poi stato gettato in strada.
Picchiato a morte, uno dei ragazzi si vantata di 'avere ucciso un tossico'
RAVENNA,
13 agosto 2026, 12:55
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