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Un incendio scuote la corsa italiana al telescopio Einstein
Due geofisici dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Carlo Giunchi e Spina Cianetti, hanno visto incendiate le proprie automobili a Lula, in Sardegna, dove lavorano alla candidatura italiana per ospitare l'Einstein Telescope. Nessuno dei due, marito e moglie, è rimasto ferito. L'attacco colpisce direttamente il gruppo che prepara un osservatorio sotterraneo da 2 miliardi di euro, progettato per ascoltare il cosmo con una sensibilità molto superiore agli strumenti attuali.
L'incendio doloso è avvenuto nella notte del 1° agosto e non è stato rivendicato. Diversi ricercatori lo considerano una possibile intimidazione, ma non sono stati accertati un movente o un legame con gruppi organizzati. Il precedente pesa: tre anni fa una bomba era stata collocata all'ingresso della miniera che potrebbe essere riconvertita per il progetto. Le autorità hanno aumentato pattugliamenti e videosorveglianza, mentre i residenti hanno raccolto fondi per aiutare i due scienziati a sostituire le auto.
Il cuore scientifico è la misura delle onde gravitazionali, minuscole deformazioni dello spaziotempo prodotte, per esempio, dalla fusione di buchi neri o stelle di neutroni. Gli interferometri Virgo e LIGO hanno già registrato decine di eventi; la nuova infrastruttura, schermata dal rumore ambientale grazie alla profondità, dovrebbe rilevarli a distanze circa dieci volte maggiori. Un volume di Universo molto più ampio diventerebbe così accessibile, offrendo nuovi dati per mettere alla prova la fisica della gravità.
Lula, circa 1.200 abitanti, offre un'area sismicamente quieta e chilometri di gallerie lasciate da una miniera di argento e zinco. Sono caratteristiche decisive per sensori che devono distinguere vibrazioni cosmiche debolissime da traffico, scavi e macchinari. La scala dell'impresa si collega ai grandi passaggi tecnici già affrontati dal telescopio gigante dell'ESO: in entrambi i casi il sito e l'ingegneria civile sono parte integrante dello strumento.
La candidatura sarda compete con l'euroregione Mosa-Reno, tra Belgio, Germania e Paesi Bassi, e con la Sassonia. Il conflitto locale riguarda soprattutto la zona di quiete introdotta da una legge del 2023 in Lula e altri 20 comuni: strade, ferrovie, attività industriali, centrali elettriche e lavorazioni della pietra potrebbero subire limitazioni. Gli oppositori temono ricadute economiche, scavi estesi e consumi di risorse; non vi è alcuna indicazione che il comitato contrario sia coinvolto nell'incendio o nel precedente ordigno.
Se Lula venisse scelta, le conseguenze andrebbero ben oltre l'astronomia. Il rivelatore alimenterebbe la ricerca su gravità, materia estrema e origine dei buchi neri, ma richiederebbe anche tecnologie avanzate per laser, ottica, isolamento sismico, controllo e analisi dei dati. L'INFN, che coordina la candidatura italiana, stima 36.000 posti di lavoro e circa 6 miliardi di euro di valore economico regionale; ha inoltre investito 17 milioni in una valutazione preliminare dell'impatto ambientale. I circa 6 milioni di metri cubi di roccia estratta potrebbero essere riutilizzati nell'edilizia.
Il realismo resta indispensabile. Le stime economiche provengono dai promotori e dovranno essere verificate insieme ai costi, alle opere e alle tutele ambientali; anche il riuso delle gallerie non elimina la necessità di grandi scavi. Il consumo elettrico previsto viene paragonato a quello di un ospedale di medie dimensioni e quello idrico sarebbe inferiore, ma servono valutazioni complete e confronto pubblico. La scelta europea è attesa nel 2027: la candidatura italiana deve dimostrare sia la solidità tecnica sia la capacità di proteggere chi lavora al progetto.
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