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Come ha fatto il solare a diventare l’energia più economica al mondo?
I dati più recenti dell’International Energy Agency mostrano che il fotovoltaico ha aggiunto circa 600 terawattora di generazione mondiale nell’ultimo anno considerato, una quantità paragonabile al consumo elettrico annuale del Canada. Per la prima volta una fonte rinnovabile ha guidato la crescita globale dell’offerta di elettricità, segnando il passaggio del solare da tecnologia di nicchia a concorrente diretto delle nuove centrali alimentate con combustibili fossili.
Il risultato deriva anzitutto da decenni di miglioramenti nelle celle. Alla fine degli anni Ottanta le celle PERC introdussero uno strato posteriore riflettente, capace di recuperare parte della luce altrimenti dispersa e di limitare gli effetti delle lunghezze d’onda meno utili. Dal 2024 le celle TOPCon, basate su silicio cristallino e contatti passivati con ossido tunnel, hanno guadagnato terreno grazie a efficienze superiori e alla possibilità di essere prodotte in grandi volumi.
Un pannello domestico di fascia alta può ormai raggiungere un’efficienza intorno al 20 per cento, un valore che nel 1977 era appannaggio di costosi dispositivi sperimentali. Ottenere più elettricità dalla stessa superficie riduce non soltanto il numero dei moduli, ma anche il terreno, i supporti, i cavi e il lavoro necessari per costruire un impianto. Il beneficio economico si estende quindi all’intero progetto, non al solo prezzo del pannello.
La seconda trasformazione è avvenuta nelle fabbriche. Materiali più puri, processi più precisi e linee produttive automatizzate hanno ridotto gli scarti e il costo di ogni unità. L’industria solare cinese ha inoltre integrato molte fasi della filiera e costruito stabilimenti di dimensioni enormi. La capacità produttiva mondiale può fornire in un anno moduli per circa 1.405 gigawatt, un volume impensabile quando il settore dipendeva da piccoli impianti specializzati.
La combinazione di tecnologia e scala emerge nel costo livellato dell’energia, che divide le spese sostenute durante la vita di un impianto per l’elettricità prevista. Un’analisi di Lazard colloca i nuovi progetti solari su scala industriale tra 38 e 78 dollari per MWh, contro 48-109 dollari per MWh per nuove centrali a gas. Le fasce si sovrappongono, ma in molte aree il fotovoltaico rappresenta ormai l’opzione meno costosa per aggiungere capacità.
Anche il bilancio energetico è cambiato. Nei primi anni Novanta si dubitava che un pannello potesse restituire l’energia consumata per produrlo; un impianto moderno raggiunge invece il proprio ritorno energetico generalmente in uno o due anni. La generazione solare mondiale, cresciuta di quasi 19 volte tra il 2014 e il 2025, equivale ormai all’intera domanda elettrica dell’Unione Europea.
Definire il solare l’energia più economica non significa però che ogni impianto convenga in qualsiasi luogo o in ogni ora. Irraggiamento, finanziamento, connessioni, accumulo e rinforzi della rete possono modificare il costo finale. La discesa dei prezzi dei moduli ha comunque reso centrale l’integrazione nella rete: il limite economico si sta spostando dalla produzione dell’elettricità alla capacità di trasportarla e renderla disponibile quando il Sole non splende.
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