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PlayStation dice addio ai dischi? Io avrei una soluzione, ma...
Dallo scorso primo luglio non si parla d'altro: Sony dirà definitivamente addio ai dischi e da quel momento in poi tutti i giochi PlayStation 5 (e inevitabilmente PS6) verranno distribuiti esclusivamente digitale tramite PS Store ed eventuali code-in-a-box. Una decisione drastica e che appare sempre più ineluttabile.
Anche nel suo ultimo report finanziario Sony ha ribadito che l'82% dei giochi PS5 viene venduto in digitale, un dato che tuttavia, ed è importante sottolinearlo, non riguarda i soli giochi completi ma comprende anche DLC, microtransazioni e titoli indie che non hanno nessuna controparte fisica. Nessuno ovviamente vuole affatto negare che il digitale rappresenti ormai la principale e più ampia fetta di guadagno di qualunque compagnia videoludica, ma è altrettanto vero che nessuno fa reale chiarezza su percentuali ed effettive differenze tra le vendite fisiche e digitali di quei numerosi titoli distribuiti attraverso entrambe le soluzioni. In poche parole: in superficie i numeri ci dicono che il fisico sembra ormai morto, ma se li analizzassimo molto più in profondità forse la narrativa che emergerebbe potrebbe essere sensibilmente diversa.
Forse è anche per questo se da oltre un mese proseguono le proteste dei giocatori: se davvero il retail fosse al capolinea, perché il malcontento degli utenti continua a non diminuire a livello globale nonostante siano passate settimane dall'annuncio di Sony? Perché ogni post e video social che Sony fa (e non solo lei) viene preso d'assalto da messaggi pro-disco? Addirittura si organizzano proteste per salvare i giochi fisici su PlayStation. Certo, la fine dei dischi significherebbe anche la fine del mercato dell'usato, rappresentato da vendite che non portano nessun centesimo in tasca ai publisher ma che è da sempre un elemento fondamentale per l'utenza che può così prestare o rivendere i propri giochi per acquistarne di nuovi a prezzi scontati. Questo è comunque un altro dei tanti motivi per cui una grossa fetta di giocatori da svariate settimane attacca Sony per la sua nuova strategia, a cui si potrebbero aggiungere anche i molteplici dubbi sull'effettivo possesso di giochi digitali e la questione monopolio PS Store.
Sony però non ha nessuna intenzione di fare marcia indietro, al punto che adesso sta mettendo adesivi sulle confezioni PS5 riguardo l'addio ai dischi. Al tempo stesso il malcontento di una buona fetta di pubblico non accenna a diminuire almeno per il momento. Cosa fare dunque? Davvero non può esserci un qualunque tipo di compromesso (e che non siano i code-in-a-box) che possa in qualche modo venire incontro alle esigenze di un pubblico che comunque ancora esiste e sta facendo sentire la propria voce?
Io un'idea ce l'avrei, ma sarebbe comunque molto complessa da mettere in moto per molteplici ragioni: Sony potrebbe adottare un metodo di distribuzione in stile Limited Run Games per i giochi fisici dal 2028 in poi.Per chi non conoscesse Limited Run Games, fondata nel 2015, si tratta di una compagnia statunitense specializzata nella produzione e distribuzione in formato retail di giochi originariamente pubblicati solo in edizione digitale, creando molto spesso confezioni curate in ogni dettaglio con tanto di gadget e libretti d'istruzioni come ai vecchi tempi. Tuttavia il modus operandi dell'azienda è piuttosto particolare: LRG apre i preordini dei vari giochi retail, raccoglie le prenotazioni entro una scadenza ben definita, poi chiude i preorder e inizia la produzione del numero di copie fisiche totali raccolte. Una volta chiusi i preorder è finita, non ci saranno più ristampe: da qui il nome "Limited Run" alla base dell'azienda.
Nel corso degli anni, però, questo sistema ha preso piede e LRG è diventata una realtà sempre più grande, iniziando a produrre un numero sempre più alto di articoli (con uno sguardo anche al retrogaming e stringendo persino partnership con publisher vari) e venendo quindi incontro alle esigenze dei collezionisti e degli amanti del form